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IL MERCATISMO
Dopo l'estasi
prodotta dalla droga "MERCATISTA" ora viene la depressione.
Cosa è successo in
questi anni in Europa, cosa ha cambiato la nostra vita? Cosa ci
consegna ad un futuro senza futuro?Perché abbiamo scambiato gli
interessi con i valori, l'avere con l'essere, il consumismo con
l'umanesimo? Perché siamo passati disinvoltamente dall'utopia
comunista all'utopia MERCATISTA ed abbiamo fatto del mercato
unico il nostro nuovo habitat? Perché siamo passati da un
eccesso all'eccesso opposto, dall'impulso del bisogno alla
frenesia compulsiva dello spreco? Perché c'è tanta alienazione
dalla politica , come se dopo il comunismo esistessero solo le
privatizzazioni?Perché tante periferie cingono le nostre città
in una morsa ostile? Perché l'Europa non è più la signora della
storia e rischia anzi di essere spazzata dalla storia ,
restandovi solo come un mero aggiornamento geografico? Cosa ci
ha portato in questa situazione?
Rispetto a qualche
anno fa, rispetto al vecchio mondo come era prima della "GLOBALIZZAZZIONE",
abbiamo certo un po’ più di cose materiali, ma stiamo perdendo
una cosa fondamentale. Stiamo perdendo la speranza. Abbiamo i
telefonini, ma non abbiamo più i bambini.
Come si è già
visto in tante altre rivoluzioni "LA GLOBALIZZAZIONE" è stata
messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede
teologica alla ricerca del paradiso terrestre. In poco più di
dieci anni sono cambiate la struttura e la velocità del mondo.
Nella grande famiglia delle idee il "MERCATISMO" non è altro che
la fanatica forzatura del mondo nel liberismo economico basata
sulla nuova concretezza del "mercato" invece che sulla vecchia
ed ormai superata astrazione della "società ideale"; prevalente
perché basata sugli "interessi" anziché sulle "idee", non più
capaci di attrarre e dunque non più di moda; soprattutto
prevalente perché basata su " desideri" proiettabili senza
limiti in nuove dimensioni di sogno piuttosto che sui vecchi
"bisogni" materiali. In questi termini, tra una nuova ingegneria
sociale ed una illusione demenziale, il mondo a venire avrebbe
dovuto essere felice e sempre più felice. Un tipo di felicità
che sarebbe stata appunto portata dalla globalizzazione e con la
globalizzazione , nella forma di un colonialismo di seconda
generazione , di tipo nuovo, benevolo e quindi POLITICAMENTE
CORRETTO, un colonialismo all'incontrario, il colonialismo del
XXI secolo. Con i nostri negozi pieni di merci generosamente
prodotta in Asia a basso costo;CON LA PRODUZIONE INDUSTRIALE
DELOCALIZZATA IN ASIA;CON GLI IMMIGRATI CHIAMATI A FARE AL
NOSTRO POSTO I LAVORI PENSATI PIU' DURI O PIU' SPORCHI O TUTTI E
DUE INSIEME, NATURALMENTE A BASSO COSTO;CON IL VECCHIO LAVORO
FISSO SOSTITUITO DAL PIU' STIMOLANTE POSTO DI LAVORO
ROTATIVO, CON IL DENARO RESO DISPONIBILE SU SCALA QUASI
ILLIMITATA E QUASI GRATUITA DALLE ALCHIMIE DELLA NUOVA "TECNO
FINANAZA"( VEDI NEW ECONOMY);CON LE TRADIZIONI CIVILI
VIRTUOSAMENTE IBRIDATE E CONTAMINATE CON QUELLE STRANIERE
CONSIDERATE UGUALI O SUPERIORI, SPESSO SOLO PER EFFETTO DELLA
LORO ESOTICA NOVITA', IN UN MISTO TRA NEW AGE E FUSION.
Il mito del XXI
secolo,il mito dell'economia che è tutto , che sa tutto , che fa
tutto, il mito dell'economia dominatrice assoluta della nostra
esistenza, matrice esclusiva di tutti i saperi e di tutti i
valori; il mito a cui soprattutto negli USA ed in una certa
parte della Europa tantissimi hanno creduto in questi ultimi
anni , ci ha in realtà rubato il nostro vecchio ordine , con le
nostre tradizioni e con i valori che pensavamo immutabili, e poi
ha fallito nel suo piano innovativo e progressivo di ingegneria
sociale globale mosso dal motore primo della finanza.
La GLOBALIZZAZIONE
ha aperto come nel mito "il vaso di pandora"liberando e
scatenando forze che ora sono difficili da controllare. E' così
che una massa di circa un miliardo di uomini concentrate
prevalentemente in Asia è passata di colpo dall'autoconsumo al
consumo, dal circuito chiuso dell'economia agricola al circuito
aperto dell'economia di mercato. E' una massa che prima faceva
vita a sé: coltivava i suoi campi ed allevava i suoi animali per
nutrirsi, raccoglieva la sua legna per scaldarsi, non aveva
industrie. Questa massa non è più isolata ed ha cominciato a
produrre manufatti ed a consumare più o meno come noi ed insieme
a noi attingendo a quella che una volta era la nostra esclusiva
riserva alimentare, mineraria, energetica. La situazione
conseguente che si è determinata, tra offerta che resta fissa e
domanda che cresce, ha avuto nel mondo un effetto strutturale
sostanziale: la salita globale dei prezzi, e dunque del costo
della vita. Non solo per quelli che nel mondo sono relativamente
più ricchi ( USA o Europa) ma anche per quelli che nel mondo
sono più poveri (Africa).Può essere che la recessione economica
rallenti questa salita ma sarà solo nel breve periodo, solo per
un po’ di tempo. Poi se il funzionamento del meccanismo
MERCATISTA non sarà rallentato , la forza crescente della
domanda tornerà a prevalere sulla quantità limitata dalla
offerta. Ma questo è solo l'inizio perché la globalizzazione sta
cominciando a presentare altri conti : il conto della crisi
finanziaria, il conto del disastro ambientale e forse il conto
di tensioni geopolitiche che effettivamente sembra si stiano
accumulando nel mondo. E' infatti già cominciata la lotta per la
conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle
aree di influenza.
Il secondo conto
che la GLOBALIZZAZIONE ci presenta dopo lo shock sui prezzi e
sul carovita, è appunto quello della CRISI FINANZIARIA. Sotto la
pressione della crisi che imperversa stanno dichiarando
fallimento proprio gli alchimisti che, appena ieri ( solo alla
fine del Novecento ) hanno inventato il MERCATISMO, L'UTOPIA
MADRE DELLA GLOBALIZZAZIONE, il suo potente motore ideologico :
i liberali drogati dal successo appena ottenuto nella lotta
contro il comunismo;i POST COMUNISTI DIVENUTI LIBERALI PER
SALVARSI;i banchieri travestiti da statisti;gli economisti
sacerdoti del nuovo credo. Spinta insieme dal nuovo credo e
dalla tecno - finanza, che ne ha finanziato il miracolo quasi
istantaneo, la magia della GLOBALIZZAZIONE si sta inceppando.
Dove è stato il principio ,li ora è la fine del processo.
Quando si compiono
delle svolte così repentine, come quella voluta dal MERCATISMO,quasi
sempre ci troviamo davanti l'imprevedibile, l'irrazionale,
l'oscuro , il violento e non sempre il bene.
In Europa, per la
massa per la popolazione, (non per i pochi che stanno al vertice
, ma per i tanti che stanno alla base della piramide ) il
paradiso terrestre, l'incremento di benessere che avrebbe dovuto
portare la GLOBALIZZAZIONE si sta infatti trasformando nel suo
opposto : va a stare peggio chi stava già peggio , stanno meglio
i pochissimi che stavano meglio. La garantita sicurezza nel
benessere che avrebbe dovuto portare la globalizzazione si sta
trasformando in insicurezza personale , sociale, generale.
Non è andata così.
Come un prodotto che è tutto che tranne che senza prezzo e senza
scadenza. Infatti, tanto il prezzo quanto la scadenza del
MERCATISMO, la nuova ideologia razionale ed universale li
abbiamo già sotto gli occhi.
Cosa possiamo fare
per invertire questa tendenza?
L'ITALIA E
L'EUROPA DEVONO E POSSONO RESPINGERE IL FANTASMA DELLA POVERTA'
DATO CHE SOPRATTUTTO ISRAELE,STATI UNITI ED EUROPA SONO GLI
AUTORI DELLE IDEE CHE HANNO GENERATO IL MERCATISMO.
Per non continuare
nell'errore non basta dire che ora al mercato si deve aggiungere
la politica. Perché finora il mercato è stato ed è esso stesso
la forza politica prevalente. Per cambiare , l'unica politica
che si può fare è una POLITICA ALTERNATIVA AL MERCATISMO.
Per la difesa
dell'Italia e dell' Europa serve una politica che stabilizzi la
società : sicurezza del posto di lavoro , per fare una famiglia
con i bambini; sicurezza sociale , per programmare con serenità
il proprio futuro nel bisogno e nella vecchiaia; sicurezza
portata dalla garanzia della legge e dell'ordine. I popoli
domandano e i governi devono poter rispondere: LE IMPRESE
DOMANDANO DECISIONI;nell'insieme i popoli domandano certezze e
sicurezze. Ma i governi locali e nazionali Europei rispondono
sempre meno , per la loro crescente debolezza. IN ITALIA UN
PARTITO POLITICO DI DESTRA CHE VOLESSE SPIEGARE AL POPOLO QUALI
SIANO STATE LE CAUSE CHE HANNO PORTATO ALLA CRISI CHE STIAMO
VIVENDO E CHE LOTTASSE PER SALVARE IL PROPRIO PAESE DAGLI EFFETI
NEFASTI DELLA CRISI CAUSATA DA UNA GLOBALIZZAZIONE PRIVA DI
REGOLE,senza temere di essere isolato dalle lobby che hanno
creato il MERCATISMO, potrebbe avere un grande successo, poiché
il principio della soluzione della crisi Italiana ed Europea non
sta nella tecnica, non sta nella supposta forza salvifica della
tecnocrazia,sta nella politica. Sapere della crisi e volere
reagire. Perché, se anche superandola usciamo dalla crisi, non
possiamo continuare come prima, come se niente fosse successo e
come se niente potesse più succedere. Non si può dunque iniziare
un nuovo corso partendo dall'economia, come vorrebbero fare la
maggior parte dei nostri politici, ma da un nuovo ordine morale.
Sarà in specie proprio la spinta del malessere materiale
che c'è già alla base della nostra piramide sociale, un
malessere che via via si sposterà dal basso verso l'alto, a
portarci verso il rifiuto delle forme attuali della politica,
miope e abulica, fatalista e stupida.
La politica deve
essere orientata principalmente nella dialettica tra APERTURA e
CHIUSURA ALLA GLOBALIZZAZIONE.
In Italia ed in
Europa dobbiamo e possiamo trasformare la crisi che è in atto, e
che cresce, in una opportunità positiva di pensiero e di azione.
Fallito il piano MERCATISTA di neocolonialismo, rischiamo
infatti soprattutto noi in Italia ed in Europa di essere
colonizzati dall'Asia, è venuto il tempo di provare ad evitarlo
sia a livello locale nazionale ed Europeo.
FB
"

LODO ALFANO, E ORA PENSIAMO AGLI ITALIANI
La Corte Costituzionale
ha bocciato, com’è noto, il cosiddetto
Lodo Alfano perché ritenuto incostituzionale, rilevando
la violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.
L’ art. 3 stabilisce
che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di
lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto
la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno
sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di
tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e
sociale del Paese”.
L’ art. 138 dice: “Le
leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi
costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due
successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e
sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna
Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte
a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro
pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una
Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è
approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a
referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione
da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi
componenti”.
In sostanza, la
sospensione dei processi per le prime quattro cariche dello
Stato non poteva avvenire per legge ordinaria bensì con una
legge di riforma costituzionale.
Questa decisione non mette assolutamente in discussione il
diritto di governare da parte di chi ha vinto le elezioni e
quindi di Silvio Berlusconi e del Pdl. Tuttavia, la febbre della
tensione politica è salita oltre misura, di conseguenza si
accavallano posizioni politiche con quelle di carattere
giudiziario.
Quanto sta accadendo
deve preoccupare ogni persona di buon senso, perché la
estremizzazione della situazione distrae tutti dalle vere
emergenze che il Paese sta attravresando. Si rischia che nei
prossimi mesi anziché fare, come stanno facendo in tutto il
mondo industrializzato, tutto il possibile per impedire che la
crisi metta in ginocchio l’economia, lo sviluppo e l’occupazione
del proprio Paese, che ogni spazio di informazione venga
occupato da tifoserie accecate per il controllo del potere.
La democrazia non è in pericolo, però il
pericolo concreto è che il cittadino si ritrovi solo con il
proprio dramma, mentre tutti i livelli istituzionali sonio
impegnati l’uno a delegittimare l’altro. Chi sarà capace di dare
un colpodi reni necessario per riportare la politica ad essere
protagonista del dovere di governare?
Anche La Destra, in
questo contesto, deve scegliere un
ruolo appropriato per essere vicina agli interessi del Paese e a
difesa dello spazio politico che la nostra comunità si è
conquistato.
Allontaniamo da noi l’idea delle tifoserie con i paraocchi,
cerchiamo di riflettere con serietà e profondità, per
individuare il giusto percorso che ci si deve dare e per
rispondere ai quesiti già posti alla vigilia della sentenza
della Corte Costituzionale.
Ritenete voi:
1) Il premier Berlusconi deve restare al suo posto o dimettersi?
2) Si dovrà andare a elezioni anticipate?
3) Si dovrà dare vita a un governo istituzionale o tecnico, pe r
riportare in agenda i veri temi del Paese e rassenerare il clima
politico?
4) Il governo deve rimanere al suo posto, separando la sua
azione dai contenziosi giudiziari del premier?
5) I media stanno svolgendo una funzione di informazione o sono
anch’essi rotagonisti di uno scontro legato agli interessi dei
gruppi di potere?
Con queste domande non
intendiamo affatto eludere il problema, ma riteniamo
indispensabile sentire il nostro mondo per capire al meglio
quali sono i suoi orientamenti, in modo che la classe dirigente
possa decidere trovando la sintesi necessaria affinché La Destra
sia protagonista di una posizione propria, senza accodarsi a
chicchessia per mera pigrizia mentale.
On. TEODORO BUONTEMPO

Siamo
venuti a conoscenza che ieri sera a Palazzo Panciatichi, in
seconda e definitiva lettura,è stata approvata la nuova legge
elettorale Toscana. La Destra già ad inizio agosto aveva
manifestato di fronte al Consiglio Regionale in via Cavour
contro questa nuova legge elettorale, approvata con il voto
favorevole dei consiglieri del P. d. L e dei Socialisti,che
rappresenta l’arroganza e la prepotenza di una SINISTRA ormai
allo sbando, dedita soltanto alla difesa delle poltrone e
incurante dell’esistenza degli elettori.
Ancora una volta viene negata totalmente ai cittadini la
possibilità di SCEGLIERE.
Ancora una volta si fa una
legge ad uso e consumo per il mantenimento delle poltrone dei
consiglieri dei due maggiori partiti.
Vengono creati listini bloccati
con cinque nomi per ciascuna provincia,
annullando le preferenze cosi i partiti SCELGONO i candidati
secondo criteri legati a logiche di partito e soprattutto di
correnti. alla barba dei Cittadini e impedendo con
lo sbarramento al 4 %, a centinaia di migliaia di elettori, che
non condividono le logiche dei due partiti maggiori, di
essere rappresentati nelle istituzioni.
Una legge approvata con un maxi
emendamento che ha annullato tutte le altre proposte presentate
della opposizione, con totale mancanza di libertà di espressione
e democrazia.
E’ vergognoso, demagogico e
strumentale far passare questa legge come un atto di
“RISPARMIO quando, la stessa Maggioranza di sinistra, sempre con
la complicità del Centro destra, aumentarono i Consiglieri,
perché dovevano accontentare i loro alleati, non badando a spese
e non pensando al minimo risparmio, oggi che gli alleati
non servono più diventano tutti parsimoniosi. Se oggi è
risparmio l’altra volta è stato SPRECO, ma gli attori sono
sempre i soliti. I soldi dei contribuenti debbono essere sempre
gestiti con oculatezza anche perché gli sperperi e le
inadempienze degli enti locali vanno indirettamente a gravare
sul bilancio statale, sulla enormità del debito nazionale e
sulla spesa pubblica oltre che sui BILANCI FAMILIARI.
Ci auguriamo che il P.d.L. non
continui ad assecondare questa maggioranza
offrendogli la ciambella di salvataggio ad ogni occasione,
finirà per rendere sempre più il suo elettorato confuso e
disorientato concedendo a questa sinistra, moribonda
e senza idee, un grande vantaggio elettorale.
La Destra, oggi e sempre lotterà,
anche con gli sbarramenti, per la rivalutazione
dell’individuo e dei suoi specifici valori di liberta e di
giustizia sociale e di scelta, nel quadro della sua tradizione
storica, nazionale,sociale e cristiana…
Il
Segretario Regionale
On.
Italo Marri
Il
vice Segretario Regionale
Segretario Provinciale di Prato
Sebastiano Campo
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SE CADONO I VETI…
Se cadono i veti… Inizia
una nuova stagione politica per La Destra, che la presenza del
ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ieri a Pomezia, alla
seconda conferenza programmatica del partito, ha sancito
ufficialmente, di fronte ad una platea gremita ed entusiasta.
“Qui non ci sono solo io, c’è il Pdl: ne ho parlato con Gianfranco
Fini e con Silvio Berlusconi, senza il loro assenso non sarei qui”
ha sottolineato La Russa, confermandoci la “valutazione su quello
che è stato un allontanamento non giustificato da profonde ragioni
politiche. Visto col senno del poi – ha chiarito – continuo a
ritenerlo un errore politico”.
Se cadono i veti… si può
quindi ragionare ”non su quello che è stato – ha detto il ministro
– ma su quello che potrà essere in futuro”, mettendo “la parola
fine ai pregiudizi e ricominciando a guardare avanti per navigare
nel modo migliore, sicuri che alla fine l’obiettivo vincente è
quello di far parte tutti insieme di una grande famiglia
antitetica alla sinistra”.
Ho accolto La Russa alla
nostra conferenza programmatica con un benvenuto, un bentrovato e
infine un bentornato, perché in questi anni abbiamo preso strade
diverse ma la politica è fatta di individuazione di obbiettivi
comuni. Adesso è giunto il tempo di avviare un confronto per
percorrere un pezzo di strada insieme a partire dal territorio.

LA MIA RELAZIONE
Sintesi relazione
SECONDA CONFERENZA PROGRAMMATICA NAZIONALE DE LA DESTRA
Pomezia, 7/8 novembre 2009
Seconda conferenza programmatica de La
Destra, dopo due anni trascorsi lottando contro ogni ostacolo.
Impossibile non tornare con la memoria ai giorni della
Costituente, alla prima conferenza programmatica di Orvieto, al
Congresso Nazionale e alle già tante campagne elettorali
affrontate.
Due anni di battaglie
Nonostante le difficoltà incontrate, La Destra è ancora qui, in
piedi, con l’orgoglio e la fierezza dei nostri militanti che
custodiscono nel cuore radici incancellabili e vogliono lottare
per l’Italia di domani. Per noi la politica è prima sacrificio e
poi successo. Il nostro primo tratto di identità sta nella
missione e nella sofferenza. A noi non ci ha regalato niente
nessuno: e lo dobbiamo rivendicare; e abbiamo voluto celebrare
questo nostro evento – due giorni di lavoro per il futuro –
proprio alla vigilia di un evento straordinario, felice e amaro al
tempo stesso.
L’evento: la caduta del Muro di
Berlino
Tra le date spartiacque della nostra storia c’è lunedì prossimo,
il ventennale della caduta del muro di Berlino. E pensiamo a
quanti muri, a quante pietre, a quante pallottole sono stati
gettati addosso per decenni sui militanti della destra italiana:
fummo anticomunisti quando era l’identità più difficile da
esibire.
Per questo celebriamo con gioia la destra italiana della coerenza
e del coraggio. Questa Destra ha cantato l’avversione al
comunismo, l’ha praticata, non ci si è compromessa nemmeno negli
anni in cui il Pci riceveva rubli da Mosca e altri intascavano
dollari da Washington. Ma c’è anche amarezza nel constatare che il
9 novembre 1989 segnò l’avvento di altri miti che hanno
caratterizzato negativamente la nostra esistenza: il pensiero
unico, l’impossibilità di mettere in discussione la storia, la
globalizzazione del mondo, la soggezione della politica
all’economia, la crisi della rappresentanza democratica ormai
soggetta ai ticchettio dei computer di piazza affari.
No, non è solo una festa; ma anche l’inizio di un mondo nuovo a
cui non ci piace appartenere, una prospettiva imbarazzante di
meticciato; l’affermazione di un relativismo culturale che segna
la fine dell’identità dei popoli e del valore della persona. Se
questa destra ha un senso è perché vent’anni dopo punta a rialzare
il vessillo di valori che non ci rassegniamo a vedere cancellati.
L’American Way of Life non ci
piace
A noi continua a piacere una comunità che spende e non sperpera
per il proprio ospedale, la propria scuola, la propria stazione
ferroviaria; una comunità che considera il disabile una persona e
non un costo; una preghiera un valore e non una perdita di tempo;
un inno un simbolo di appartenenza e non una canzonetta.
Berlino, vent’anni dopo, sia l’affermazione di una pretesa
popolare di democrazia e libertà.
A quel pensiero unico si sono assoggettati tutti, in Europa e nel
mondo: basti pensare a quel trattato di Lisbona che consegna al
burocratismo europeo la nostra vita, la nostra economia,
calpestando ogni traccia di sovranità nazionale e di tradizione
culturale come testimonia l’odiosa sentenza della Corte dei
diritti dell’uomo che pretenderebbe di cancellare il crocefisso
dai nostri luoghi pubblici: noi non accetteremo mai questa
decisione.
Lo dico con chiarezza al Pdl: se in questa Europa si scambia per
diritto umano quello di negare la visione del crocefisso a milioni
di persone che credono, è perché è spaventosamente fragile la
difesa dei valori dell’uomo. In Europa si decide così perché c’è
una politica incapace di reagire persino quando si mette in
discussione il valore della famiglia costituita da un uomo e da
una donna e il diritto di un bambino ad avere un padre e una
madre.
L’identità rappresentata dal diritto naturale è elemento fondativo
della Destra e nessuno la deve più mettere in discussione.
Al Governo rivolgiamo l’invito a tenere ferma la barra della
cultura nazionale. Non ci piace la libertà di coscienza che
travolge l’etica quando viene messo in discussione il diritto alla
vita.
Una sinistra che ha dimenticato
la sua tradizione sociale
Ma ha da pagare un costo politicamente elevato soprattutto una
sinistra come quella italiana che ha abbandonato ogni traccia
della propria tradizione sociale: capita sempre più spesso vedere
operai che protestano sui tetti delle fabbriche per timore di
perdere il lavoro. Ma sono sempre più soli, il che non capita mai
alle associazioni che rivendicano il diritto a drogarsi, il
diritto a sposarsi e ad avere figli anche se si è dello stesso
sesso, il diritto a vedere gli immigrati pretendere quei servizi
sociali che sono negati agli italiani in un crudele esercizio di
razzismo alla rovescia. Lì i dirigenti del Pd e non solo,
affollano il parterre. Se oggi Berlusconi ha praterie davanti a
se, è anche perché, da Prodi in poi, gli esempi di governo della
sinistra non sono stati certo esaltanti: Renato Soru cacciato
dagli elettori, Ottaviano Del Turco finito in gattabuia, la
preistoria con personaggi come Bassolino, Vendola, Loiero. Per
finire con Marrazzo.
Il caso Marrazzo
Quella di Marrazzo non è solo una vicenda privata. E’ una storia
che conferma che la stessa sinistra di oggi è lontana anni luce da
quella dei decenni passati. Il perimetro della vita privata di un
uomo pubblico è nel rapporto con la sua famiglia e nessuno di noi
è autorizzato a sindacare sul tradimento coniugale di chi guida
una Regione.
Ma la vicenda che riguarda tutti è la droga, di cui Marrazzo era
assuntore. Era l’incapacità a reagire ad un ricatto.
La sinistra che difende un presidente cocainomane con la scusa che
è un fatto privato è la stessa che più di cinque anni or sono
accusava mio padre di aver torturato ebrei alla tenera età di
dodici anni. Una balla clamorosa, ma nessuno che ammetta che, se
fosse stato vero, anche quello sarebbe stato un deprecabile fatto
privato del mio genitore. Invece si preferì usare la clava della
calunnia su un fatto inesistente.
Nei cinque anni di mandato, Marrazzo ha sparso veleni sul debito
sanitario del Lazio, fingendo di ignorare i debiti che ci aveva
lasciato Badaloni e gli otto miliardi di euro incassati dai
governi Prodi e Berlusconi. Ha ignorato persino la relazione della
Corte dei Conti, che ad agosto ci ha dato atto di correttezza
amministrativa.
Ma eravamo noi ad ignorare un fatto: nella vicenda di trans e
cocaina i magistrati si chiedono da dove provenissero i quattrini
che si spargevano in uno scantinato di via Gradoli. Marrazzo – ha
detto a difesa il suo avvocato, nominato da Marrazzo presidente
dell’istituto che gestisce le case popolari… – percepiva ventimila
euro al mese, una cifra che mi ha fatto ovviamente incuriosire,
visto che io guadagnavo di meno.
In quei ventimila euro al mese, ce n’erano tremila che incassava
come presidente della Fondazione Tor Vergata, che anch’io ricoprii
ma senza percepire né pretendere compensi. Perché legata alle
funzioni di presidente della Regione. E’ come se il capo dello
Stato avesse una quota di stipendio aggiuntivo come presidente del
Consiglio Superiore della Magistratura.
La Destra: siamo alternativi alla
sinistra
E’ anche per questo che siamo, per scelta e non per costrizione,
orgogliosamente alternativi alla sinistra e ai suoi spericolati
derivati. E’ anche per questo che diciamo al centrodestra di non
regalare nulla a chi non lo merita, a partire da questa
incredibile operazione che vorrebbe affidare a Massimo D’Alema la
guida della politica estera dell’Europa. Ma, ci chiediamo, non era
proprio D’Alema il capo degli anti-italiani? Non crediamo neppure
che possa essere praticabile uno scambio con la giustizia, su cui
il Pd sarebbe distrutto da Di Pietro. Al presidente del Consiglio
ci permettiamo di suggerire che se proprio deve procedere lo
faccia su un obiettivo alto, coincidente finalmente con la
responsabilità civile dei Magistrati – chi sbaglia paga deve
valere anche per loro – e bullonando una maggioranza che talvolta
sembra volere usare il consenso di Berlusconi.
Un consiglio al Cavaliere
A Berlusconi dico di fare attenzione a chi ha in casa. Non ci sono
solo le liti sempre più frequenti tra fondatori del Pdl e ministri
della coalizione di governo; ma accadono fatti inquietanti che
dimostrano che non avevamo torto quando invitavamo a non inseguire
la mistica della semplificazione, musicata impropriamente con
l’inno al bipartitismo. Le notizie che provengono dalla Sicilia
dimostrano che è in corso una vera e propria scissione. Quando
metà gruppo parlamentare ne forma un altro, di che cosa si tratta
se non di scissione? E perché ce l’avevate con noi, che eravamo
solo quattro deputati, tre senatori, e un parlamentare europeo?
Probabilmente questa riflessione si fa strada, se avvengono fatti
nuovi che possono vederci protagonisti. E qui sta anche il tema
della nostra Conferenza Programmatica, dove ragioneremo su come
tradurre in pratica politica ed amministrativa la nostra identità
politica e culturale.
Gli ospiti della nostra
conferenza programmatica
Anzitutto Renata Polverini, che interverrà dopo la mia relazione.
Nel pomeriggio sarà la volta di uno dei sindaci più amati
d’Italia, Giuseppe Scopelliti.
Domani ascolteremo con amicizia, rispetto e attenzione Ignazio La
Russa, al quale ho chiesto di portare il saluto del Pdl, per
testimoniare che non ha senso la stagione del rancore, che
possiamo ancora discutere appassionatamente su quello che ci
separa, ma che dobbiamo verificare se siamo capaci di individuare
il nemico che è a sinistra attraverso obiettivi comuni di lotta
politica.
Le proposte de La Destra
Cosa proponiamo all’Italia e agli italiani. E’ identità il legame
con la terra e con la nazione. E’ identità il lavoro che è
ricchezza dell’uomo e non costo di produzione. E’ identità un
modello di Stato sociale che non vediamo come elemosiniere ma
come riequilibratore di differenze sociali enormi ancora oggi. E
che veda nel merito l’unico discrimine tra persone. E’ identità la
sovranità dello Stato – rispetto all’economia, rispetto ai grandi
del mondo, rispetto alle mafie e alle camorre -.
Ecco, presentiamo il Partito della Nazione e del Lavoro che ora
comincia a formarsi, con l’avvio della campagna di tesseramento
che al 30 maggio vedrà la data finale per i delegati da eleggere
per l’elezione, entro luglio, dei segretari regionali. Dovremo
rappresentare il Partito dello stile e non quello della moda.
Moralizzare la politica, moralizzare la società, debellare il
malcostume, lottare per il diritto e non per il favore, dismettere
l’arroganza di casta. C’è bisogno di una forza politica che
rivendichi questo ruolo.
Ci aiuterà anche la scuola di partito che vedrà il suo esordio il
13 gennaio del prossimo anno.
Poi, le Regionali e le Amministrative di fine marzo.
Domenica 13 dicembre ci ritroveremo qui per l’assemblea con i
segretari regionali e provinciali di tutta Italia. Ciascuno per le
sue competenze dovrà avere già pronte le liste dei candidati
locali de La Destra ai quali affidare il messaggio che
svilupperemo in questi due giorni a Pomezia.
Dobbiamo mettere al centro dei nostri
programmi opzioni precise, sapendo che tenteremo di farle
condividere alle forze politiche con cui ci alleeremo e che
comunque le porteremo avanti, gelosi come siamo della nostra
autonomia culturale.
Sul versante istituzionale, battendoci sul territorio per
l’affermazione del presidenzialismo a garanzia dell’unità
nazionale.
E poi sul sociale. Vogliamo amministrazioni regionali che diano il
segno della svolta nei drammi ignorati e inesplorati dalla
politica: siano i presidenti che vogliamo far eleggere nelle
Regioni ad assumere su di sé le politiche per la disabilità e
quelle di contrasto alle troppe morti bianche che degradano il
lavoro; siano le nostre Regioni e istituzioni locali a scegliere
il popolo, la famiglia e l’impresa – a partire da quella più
piccola – nel conflitto che inevitabilmente andrà aperto con gli
avidi signori che dominano l’usura bancaria; siano le nostre
amministrazioni a sottrarre alle banche le famiglie più povere che
pure hanno diritto ad acquistare una casa con il mutuo sociale;
siano le nostre istituzioni regionali a dar vita agli Assessorati
alla Partecipazione per incentivare quelle aziende disposte a
considerare chi lavora come persona e non come ingranaggio di
un’immensa catena di montaggio; siano le nostre Amministrazioni
locali ad affrontare con decisione la riforma di un modello di
Welfare che finalmente restituisca giustizia sociale garantendo i
servizi che vogliamo prima agli italiani e poi agli stranieri.
Su queste basi andremo alle elezioni regionali.
Alleanza
Abbiamo letto che l’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà
ha dato mandato al presidente Berlusconi di verificare con noi la
volontà di alleanze comuni per battere la sinistra. La mia
opinione è che questa volontà c’è e che sentiamo come un dovere
morale sradicare la sinistra da quelle undici regioni che
incredibilmente ancora governa.
Noi vogliamo un patto di rappresentanza e di governo che valga per
tutte le amministrazioni regionali e locali in cui si voterà. Noi
non proponiamo alleanze a macchia di leopardo. Noi non siamo l’Udc.
Ragioneremo su ogni aspetto dell’alleanza, ma ci sentiamo già in
combattimento e lavoreremo anche sulle disponibilità reciproche a
coinvolgere la stessa Fiamma Tricolore in un progetto di
radicamento a destra del bipolarismo italiano.
Iniziative future
Celebreremo i nostri colori, la nostra identità, i nostri uomini,
le nostre donne in una nuova, grande manifestazione popolare che
convocheremo ancora a Napoli il prossimo 13 febbraio, su una
precisa piattaforma politico sociale che scaturirà qui da Pomezia.
FRANCESCO STORACE

E’ stata presentata questa mattina,
nel corso di una conferenza stampa a Roma, nella sede nazionale di
via Luisa di Savoia, la seconda conferenza programmatica de La
Destra, che si svolgerà il prossimo fine settimana a Pomezia.
Due giorni di incontri, dibattiti,
relazioni. Due giorni, sabato 7 e domenica 8 novembre, che
vedranno il popolo de La Destra riunirsi per la seconda conferenza
programmatica del partito, che si svolgerà a Pomezia, con un
obiettivo preciso, chiaro, illuminante, quello cioè di definire la
rotta politica da seguire in futuro. Senza troppi giri di parole,
senza ipocrisia, lasciando da parte le polemiche che in questi due
anni di vita del movimento hanno tentato, invano, di minarne alla
base l’esistenza.
Una presenza ingombrante, quella de La
Destra , che il leader del Popolo delle libertà ha prima accolto e
poi messo in un angolo, emarginandoci con il ritornello del ‘voto
utile’. Ma questa è storia passata. La realtà oggi è diversa.
La Destra si propone con la sua identità e i suoi valori, certa di
poter contare in maniera decisiva nel panorama politico italiano,
che nel frattempo è soggetto a continui cambiamenti, come
dimostrano il recente strappo nel Pdl in Sicilia, la fuga verso il
centro di Rutelli, la mutazione ‘genetica’ di Fini. La Destra può
invece dirsi coerente con le proprie scelte e i propri obiettivi.
Una forza che peserà nelle prossime consultazioni elettorali, le
regionali in programma a marzo.
Ecco, l’appuntamento del prossimo fine
settimana traccerà il solco entro il quale dovremo muoverci per il
futuro, un progetto forse ambizioso ma certamente realista,
concreto, necessario. I dirigenti del partito si confronteranno
con i militanti, con gli iscritti, con i simpatizzanti, proponendo
idee e iniziative, commentando i fatti della politica, cercando di
trovare una convergenza sul programma politico che sarà illustrato
nel corso degli interventi previsti.
I nostri dirigenti parleranno di “identità politica e culturale”,
di “contesto istituzionale ed elettorale”, di “economia e stato
sociale”.
Aprirò io i lavori sabato alle 10, poi alle 11,30 prenderà la
parola il primo dei tre ospiti che ci onoreranno della loro
presenza, Renata Polverini, leader del sindacato Ugl, ma anche
candidata “in pectore”, come è stata definita ieri da esponenti
del Pdl, alla presidenza della Regione Lazio. Alle 17,30 sarà la
volta del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti. Infine,
domenica alle 11,30, porterà i suoi saluti il ministro della
Difesa, Ignazio La Russa, mentre nel pomeriggio concluderà i
lavori il presidente de La Destra, Teodoro Buontempo.
Sarà una conferenza programmatica
impegnativa, ma sono convinto che sapremo lavorare con attenzione
e buon senso, per offrire a chi crede ne La Destra un partito
nuovo, forte di una ritrovata spinta operativa, una guida matura e
capace di affrontare con concretezza i problemi della nostra
società. La Destra è pronta per dire la sua e la politica
italiana, questa volta, non potrà fare a meno di ascoltarla.
In Toscana l'acqua più "salata"
Nella nostra regione l'acqua per uso domestico è la più costosa
dello Stivale
Toscana, 15 ottobre 2009 - A
fronte di una spesa media nazionale pari a 253euro, la Toscana è
la regione dove l'acqua per uso domestico costa di più in Italia,
con una spesa media annua di 330euro e ben sette tra le prime 10
città più care in assoluto: Arezzo, Firenze, Pistoia, Prato,
Livorno, Grosseto, Siena. In media, nell'ultimo anno l'incremento
tariffario registrato in Toscana è stato del 5,8%, leggermente
superiore a quanto registrato a livello nazionale
(5,4%).
L'indagine svolta
dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva è
stata realizzata in tutti i capoluoghi,
relativamente all'anno 2008. L'attenzione si è focalizzata sul
servizio idrico integrato per uso domestico
(acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, e quota
fissa o ex nolo contatori). I dati sono riferiti ad una famiglia
tipo di tre persone con un consumo annuo di 192 metri cubi di
acqua (in linea con quanto calcolato dal Comitato di Vigilanza
sull'Uso delle Risorse Idriche), e sono comprensivi di Iva al 10%.
On line su
www.cittadinanzattiva.it il dossier completo comprensivo
anche di dati su investimenti, Carte della
qualità del servizio e relativi assetti gestionali. Qualità &
deroghe: acqua in bocca. In tema di qualità delle acque
destinate al consumo domestico, poco si parla del ricorso alle
deroghe, previsto dal D.Lgs. 31/01: negli ultimi 7
anni, ne hanno usufruito ben 13 regioni. In Toscana, le deroghe
concesse a partire dal 2003 ad oggi sono state
richieste per la presenza di complessivi sei parametri: magnesio e
solfati (unicamente nel 2003), arsenico (dal
2004 al 2008), boro e cloriti (dal 2004 ad oggi) e trialometani
(dal 2005 ad oggi). Nel 2009, le deroghe
interessano 21 comuni e unicamente tre parametri (boro, cloriti e
trialometani), un dato incoraggiante
considerando che dal 2004 al 2008 il numero di comuni in deroga
non è mai sceso sotto i 69, e agli attuali tre
parametri in deroga si affiancava anche l'arsenico. Ma cosa
succederà dal 2010 quando la richiesta di ulteriori
deroghe per gli stessi parametri attualmente «fuorilegge» andrà
indirizzata direttamente alla Commissione
Europea?
LA NAZIONE del 16
ottobre ’09

NOTA UFFICIO POLITICO LA DESTRA
“La Nazione italiana ha il diritto di
essere governata nella pienezza dei poteri costituzionali.
Qualunque tentativo di logoramento del governo del Paese rischia
di provocare danni enormi al diritto al futuro del nostro popolo
con conseguenze devastanti per l’economia, a partire dal lavoro e
dai diritti sociali”.
Lo afferma una nota dell’ufficio politico de La Destra,
riunito oggi alla luce della discussione politica aperta dalla
bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale.
“La Destra, formazione politica esclusa
dal Parlamento da una legge elettorale che penalizza il diritto
alla rappresentanza, continua a ritenere che comunque nessuno può
mettere in discussione il principio costituzionale che la
sovranità appartiene al popolo e che occorre mettere al bando ogni
velleità di chiusura dell’esperienza del governo scelto dagli
italiani con soluzioni di Palazzo, che finirebbero per incrinare
definitivamente il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Al presidente del Consiglio rivolgiamo
lealmente l’invito a contrastare il disegno egemonico di una
sinistra che non si è rassegnata alla sconfitta elettorale del
2008, assieme alla richiesta di considerare prudentemente il ruolo
del Capo dello Stato, la cui funzione di garanzia va preservata
contro ogni tentativo di strumentalizzazione da parte della
sinistra e gli attacchi del partito dell’onorevole Di Pietro.
Il pericolo che oggi corre la democrazia
è quello di inquinare il responso delle urne che, pur in una
situazione di odiosa discriminazione riservata alla nostra
formazione politica, deve lasciare da parte ogni rancore per
puntare a un cambiamento reale della società e delle istituzioni
che l’alleanza presieduta dall’onorevole Berlusconi non è ancora
riuscita a garantire per le contraddizioni registrate al suo
interno in questi primi diciotto mesi di governo.
Se la sinistra pensa di sovvertire la
volontà popolare per altra via, avvertiamo il dovere di non
restare indifferenti a partire dalle prossime elezioni regionali.
Sta al Pdl comprendere, a sua volta, che va posta fine alla
stagione delle rese dei conti ad uso interno e aprirsi ad una
prospettiva di rinnovamento che tenga conto anche delle istanze
sociali di quel popolo di destra che ha rifiutato di ancorarsi a
disegni di annessione. Autonomia e democrazia sono valori che
possono ancora conciliarsi”.

QUESTA VOLTA PROPRIO CHE "PURI" LEGHISTI SIANO STATI TROVATI CON
LE MANI NEL SACCO
Richiesta di rinvio a giudizio per Rainieri. L'onorevole
parmigiano della Lega Nord coinvolto in una truffa sulle quote
latte.
Richesta di rinvio a giudizio per 19 persone, tra cui i
rappresentanti legali di due cooperative milanesi e alcuni
produttori di latte, nonchè soci delle stesse cooperative.
Gli indagati sono accusati di aver messo in atto una truffa ai
danni della Agea (Agenzia per l'erogazioni in agricoltura) poichè,
secondo l'accusa, aggiravano la normativa sulle quote latte e si
appropriavano delle somme da versare all'Ente. La truffa, ha
coinvolto anche cooperative di altre regioni a cui sono state
trasmesse per competenza le posizioni giudiziarie.
Nelle scorse settimane la posizione di altri indagati
nell'inchiesta era stata trasmessa per competenza alle procure del
Friuli, del Piemonte e dell'Emilia Romagna, poiché l'inchiesta si
era allargata ad altre cooperative, per una truffa che sfiorerebbe
il miliardo di euro.
È stata trasmessa per competenza anche la posizione del deputato
della Lega Nord Fabio Rainieri, rappresentante legale di una
cooperativa di Parma.
La Destra di Parma,solo La Destra di Parma, fin dalla primavera
scorsa aveva denunciato tutto ciò, come riportato dalla stampa
locale scrivendo tra l'altro:" l'attuale parlamentare della
Lega,Fabio Rainieri, ha denunciato nel 2007 un reddito di ben
17.000 euro. Una cifra astronomica, inferiore a quella di un suo
dipendente..non c'è che dire. Rainieri appartiene a quella
frangia di allevatori ribelli che non ha mai rispettato le quote
latte, nè pagato un euro delle multe che L'Unione Europea ha
imposto a chi produceva oltre il plafond previsto ed è finora
riuscito ad evitare di pagare una multa di quasi 3 miliardi e 400
milioni delle vecchie lire". E questo signore siede in Parlamento
a rappresentare il popolo italiano.
Questa volta pare proprio che "puri" leghisti siano stati trovati
con le mani nel sacco.

LA CASTA INDEGNA
Lo spettacolo che
questa classe politica ha dato nella votazione dello scudo fiscale
è veramente indegno, personalmente non condivido del tutto il
decreto legge, comunque non voglio entrare nel merito del
provvedimento, ma di come è stato portato all’approvazione: il
centrodestra compatto nel difenderne la validità, il centro
sinistra onnipresente su tv e giornali nel demonizzarlo,l’Italia
dei valori nel dare del mafioso a tutti. Queste premesse
sembravano il preludio di una battaglia politica in parlamento
dall’esito incerto per una sua approvazione; invece proprio il
centrosinistra con le sue numerose assenze ha permesso
l’approvazione del decreto, passato con solo pochi voti di
maggioranza, per la precisione, le assenze c’erano anche nel
centrodestra anche se si sono dimostrate ininfluenti, dimostrato
dall’esito delle votazioni. Fra i non presenti in parlamento
c’erano vari personaggi di spicco della politica Italiana che
tutti giorni ci riempiono la testa di bei discorsi in cui
riportano la volontà di risolvere i problemi della nazione;
politici che con una grande sceneggiata escono dal parlamento per
protesta, dimenticandosi di rientrare per fare il loro dovere;
politici pagati profumatamente dai cittadini Italiani per
lavorare, invece si scopre sempre di più l’assenteismo (forse
fanno un secondo lavoro?). Se un lavoratore si assenta dal
posto di lavoro è passibile di denuncia e licenziamento. Perché
per i politici Italiani questa regola non viene applicata? In
fondo sono anche loro dipendenti pubblici, come si può continuare
ad avere fiducia in questa classe dirigente assenteista e
inconcludente che giornalmente cambia idea a secondo degli
interessi del momento? Come possono i cittadini Italiani prestar
fede ad una casta privilegiata e intoccabile che con gli
sbarramenti elettorali e togliendo il voto di preferenza ha
riempito le sedie del parlamento di nominati, mettendo a tacere la
volontà di milioni di Italiani? Questa non è democrazia, perché
democrazia vuol dire volontà di popolo, per una volta voglio
essere io a rivolgermi al capo dello Stato, per chiedergli ,visto
che è suo dovere farlo, di essere garante di tutti gli Italiani e
della democrazia; non possiamo permetterci di avere un governo che
vara leggi che puntualmente non vengono applicate, un governo che
mette a disposizione soldi per le grandi imprese e le banche
,disattendono le direttive europee, un governo che non garantisce
la certezza della pena, un governo che non rimuove gli incapaci,
un governo che non valorizza il suo territorio ecc….Continuando di
questo passo l’Italia non avrà futuro nonostante la genialità dei
suoi cittadini.
Sergio Castignani

STORACE, GRAZIE A MILITANTI DESTRA PER BLITZ A PIAZZA DEL POPOLO
''Grazie ai militanti della federazione romana de 'La Destra' per
il blitz lampo all'adunata dei lottizzati. Lo striscione
simboleggia la nostra rabbia verso tutti i censori, compresi
quelli di piazza del Popolo". Lo dichiara Francesco Storace,
segretario nazionale de 'La Destra', commentando il blitz dei
militanti della federazione provinciale romana di 'Gioventu'
Italiana' e de 'La Destra', guidati dal commissario Roberto
Buonasorte.
Lo striscione, con la scritta 'Siete tutti uguali, vergogna!',
lungo oltre 15 metri, e' stato calato nel pomeriggio dalla
terrazza del Pincio su Piazza del Popolo, dove si stava svolgendo
la manifestazione sulla liberta' di informazione.
La Destra, che lamenta ''il totale oscuramento dei media verso un
partito che ha raccolto quasi un milione di voti alle ultime
elezioni politiche - si legge in una nota - sta organizzando in
tutta Italia manifestazioni di protesta clamorose''.
Francesco Storace

LIBERTA' DI STAMPA E SPAZZATURA
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Si fa un gran parlare in questi giorni di libertà di stampa, di
tutela dell’informazione,di conflitto di interessi. Ieri sera
abbiamo assistito alla sceneggiata “santoriana” con tanto di
escort e Travaglio. Sabato vedremo la cosiddetta stampa
libera sfilare per le strade di Roma alla ricerca della
libertà perduta. Da una parte ci sono i detentori delle
principali testate giornalistiche che accusano gli altri di
avere il monopolio delle TV, dall’altra i proprietari di un
grosso gruppo televisivo che accusano i detentori delle
testate di fare linciaggio morale sistematico. In mezzo a
questo autentico conflitto c’è la RAI, il servizio pubblico di
informazione per il quale siamo obbligati a pagare il canone.
Sembra veramente di stare in un’allucinante atmosfera da incubo,
dove si capisce poco o niente. Se c’è un monopolio delle
telecomunicazioni come mai la RAI attacca il monopolizzatore?
Se la grande stampa può liberamente attaccare il capo del
governo perché grida alla mancanza di libertà? Ma dall’altra
parte perché il proprietario delle televisioni si fa
attaccare pesantemente dalle stesse emittenti che dovrebbe
controllare? E noi continuiamo a pagare il canone.Evidentemente
assistiamo ad un’opera dei pupi dove ognuno recita un ruolo
precedentemente stabilito, ognuno interpreta la propria parte
interessata non alla salvaguardia della professione di
giornalista, ma all’aumento del proprio prestigio e potere.
Così sabato sfileranno al corteo per la libertà dell’informazione
e della stampa giornalisti che cercano di ritrovare il potere
perduto rispetto ad altri giornalisti, ma che sono comunque,
gli uni e gli altri, figli delle lottizzazioni degli anni
precedenti e presenti. E noi dobbiamo pagare il canone.
I veri esclusi dal sistema di informazione invece siamo noi i
cittadini, che paghiamo il canone televisivo e non abbiamo il
diritto di intervenire in alcun programma, né di condizionare
i palinsesti, né di cacciare personaggi incapaci, sconci e
stupidi. In compenso, però, possiamo pagare il canone, vedere
trasmissioni spazzatura, farci bombardare di pubblicità e
applaudire.
Mi fa ridere il pensiero che i lottizzati di ieri si agitino
contro i lottizzati di oggi e noi assistiamo silenziosi a
questa ennesima presa per i fondelli. Noi paghiamo e loro si
disputano il nostro. E’ veramente assurdo.
Se PD e PDL controllano tutte le televisioni, tutti i giornali e
tutti i mezzi di informazione, se attraverso questi mezzi ci
trasferiscono notizie false o, nel migliore dei casi,
addomesticate, trasmissioni stupide e devianti per i contenuti
altamente squallidi e, spesso, degenerati, e quindi diseducano
gli utenti ed i lettori, perché dobbiamo pagare il canone?
Perché il diritto di informazione vale solo per alcuni e non
per tutti?
A questo punto è nostro dovere civile rispedire la spazzatura al
mittente, e chiedere che il servizio pubblico esplichi solo
funzioni informative, educative e formative oppure non è
servizio pubblico con tutte le conseguenze del caso.
Nell’attesa che questo si determini iniziamo a non pagare più
il canone RAI, aderiamo alla forma di protesta del Giornale e
di Libero, e teniamoci pronti.
Se i giornali promotori dell’iniziativa dovessero arrendersi,
noi dobbiamo essere pronti a continuare anche da soli, ma
dobbiamo iniziare a coordinarci anche per raccogliere le
decine di migliaia di firme necessarie per i referendum
abrogativi del canone e dei suoi presupposti, mentre
parallelamente raccogliamo le firme per un progetto di legge
di iniziativa popolare aventi gli stessi obiettivi.
La libertà di stampa è quella che spetta a noi cittadini e non
l’abbiamo mai venduta a nessuno. Riprendiamocela!
Adriano Tilgher
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