NOTIZIE E COMUNICATI

 

 

 

Listino Pdl: rush finale con Silvio
Isabella e le altre, Storace fuori

Tira e molla fino a tarda sera per i 'sicuri' consiglieri regionali con Berlusconi. Molti 'volti nuovi', giovani per i quali si è speso il premier in persona. La rappresentanza ex An è completamente al femminile, guidata da Isabella Rauti. In quota alla candidata presidente Polverini, Alessandra Mandarelli, ex assessore con Marrazzo. Tre nomi per l'Udc, la Destra dell'ex presidente e ministro, esclusa dal listino

Alla fine, anche se a fatica, tutte le tessere del mosaico sono andate a posto. La composizione del listino nel Lazio ha portato via più tempo del previsto ai vertici del Pdl, fino alla chiusura del cerchio arrivata nella tarda serata di ieri. Fino ad allora, si è consumato tra le stanze di via dell'Umiltà un tira e molla sui nomi da inserire nell'elenco dei 'sicuri' consiglieri regionali. Anche in Campania, la chiusura delle liste ha richiesto un 'supplemento di istruttoria'. La partita poi è stata chiusa, a quanto si apprende da parlamentari campani della maggioranza, grazie a un incontro a Palazzo Grazioli tra il coordinatore regionali, Nicola Cosentino, e il premier Silvio Berlusconi.

Nel Lazio, la trattativa ha coinvolto in prima persona, oltre a Berlusconi anche Gianfranco Fini. Ne esce un quadro caratterizzato per la presenza di molti 'volti nuovi': per l'inserimento dei giovani si è speso molto direttamente il presidente del consiglio. La rappresentanza ex An, invece, è completamente al femminile. Fanno capo infatti al partito di via della Scrofa, le candidature di Isabella Rauti, moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno; di Annalisa D'Aguanno, in rappresentanza di Cassino, vicina al senatore Andrea Augello; di Chiara Colosimo, di 'area' Meloni-Rampelli. Direttamente in quota della candidata presidente Renata Polverini, Alessandra Mandarelli, ex assessore alle politiche sociale della giunta Marrazzo.

Tra gli ex Forza Italia confermate le voci che davano Francesco Pasquali (coordinatore di Giovane Italia, vicino al ministro Maurizio Sacconi) e Veronica Cappellari, in coppia nel listino, oltre che nella vita di tutti i giorni. Altro giovane nell'elenco, Giancarlo Miele. Nel listino anche Ernesto Irmici, portavoce del presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, e Carlo De Romanis, assistente del vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani. In rappresentanza di Rieti entra nel listino Lidia Nobili, mentre per Latina c'è Gina Cetrone.

Nessun problema invece con l'Udc, dopo che i centristi avevano accettato di portare da quattro a tre i loro rappresentanti nel listino. La scelta è caduta su Roberto Carlino, Rodolfo Gigli, Francesco Gigli. Nulla invece è stato concesso alla Destra di Francesco Storace, esclusa dal listino.

(26 febbraio 2010) LA REPUBBLICA

 

 

IL  SOCIALISMO  NAZIONALE

 Nel  periodo  in  cui  viviamo,  in  questa  societa’  omologata,  i  cui  unici  valori,  sono  valori  materiali,  edonistici, nichilistici,  in  cui  ogni  cittadino  nella  stragrande  maggioranza  li  segue  e  pensa  solo  al  proprio  successo  personale  e  se  ne  frega  degli  altri,  in  cui  la  ricchezza  e’  sempre  piu’  in  mano  a  pochi  e  la  poverta’  invece  riguarda  tanta  gente,  vorrei  parlare  di  una  ideologia,  di  cui  pochi  ne  sono  a  conoscenza:   Il  Socialismo  Nazionale.

 Il  Socialismo  Nazionale  e’  una  ideologia  nata  in  Italia  nei  primi  anni  del  1900  e  si  ispira  ad  una  posizione  nazional-popolare  in  netta  contrapposizione  alle  due  ideologie  nefaste,  che  hanno  dominato  il  mondo,  una  fino  alla  caduta  del  muro  di  Berlino  ( il  marxismo-leninismo)  l’altra  esiste  tuttora  come  unica  ideologia  del  mondo  globalizzato  (il  capitalismo-liberismo),  che  sta’  causando  tragedie  umane  in  tutto  il  mondo,  fa’  arricchire  pochi  (i delinquenti)  e  riduce  nella  miseria  piu’  nera  le  persone  perbene.  L’ideologia  socialista nazionale,  riprende  gli  elementi  del  socialismo  sociale  di  Enrico  Corradini  (grande  sindacalista  dei  primi  anni  del  novecento),  del  socialismo  rivoluzionario  di  Georges  Sorel  e  del  socialismo  patriottico  di  Carlo  Pisacane (grande  patriota  risorgimentale,  di  idee  repubblicane).

 E’  un  modello  che  rispetto  agli  altri  due  sopra  enunciati,  favorisce  la  piccola  proprieta’  privata  e   protegge  le  fasce  piu’  deboli  della  popolazione  con  un  grosso  intervento  dello  Stato  come  ente  regolatore  di  eccessi  di  diseguaglianza  sociale  ed  economica  tra  la  popolazione.  In  sostanza  occorre    creare  una  societa’  veramente  giusta  e  solidale,  incentivare  sì  la  proprieta’  privata,  ma  anche  dandogli  un  limite  e  potendo  contare  su  uno  Stato  veramente  forte  che  sappia  intervenire  per  proteggere  le  fasce  deboli  della  popolazione  ed  e’  lo  Stato  che  deve  garantire  a  tutti  il  diritto  alla  casa  di  proprieta’,  alla  giustizia  sociale,  al  diritto  al  lavoro,  all’accesso  all’istruzione  ed  alla  sanita’.  Nessuno  deve  essere  lasciato  indietro e  lo  Stato  si  deve  occupare  di  chi  rimane  emarginato  e  garantirgli  i  propri  diritti  di  persona  umana.   Quindi  anche  in  campo  economico-finanziario  accanto  al  privato  ci  deve  essere  una  forte  presenza  dello  Stato,  per  creare  posti  di  lavoro  agli  emarginati  e  ai  disoccupati,  a  quelli  che  rimangono  fuori  dal  settore  privato.  Lo  Stato  si  deve  comportare  da  buon  padre  di  famiglia  per  i  cittadini.   Il  capitalismo-liberismo  che  oggi  domina  tutto  il  mondo  o  almeno  gran  parte  di  esso,  compresa  la  nostra  societa’,  va’  fermato  e  superato,  perche’  ha  fatto  il  suo  tempo  e  alla  sua  base  ha  soltanto  l’ingiustizia  ed  il  menefreghismo.  Per  questo  penso  che  la  nostra  comunita’  della  destra  deve  iniziare  a  portare  avanti  certi  valori  e  certi  programmi  che  sono  stati  sempre  nel  nostro  dna   e  che  sono  e  saranno  sempre  attuali.

                                                                           Andrea   Chiti   

 

 

ESECUTIVO POLITICO APPROVA RELAZIONE STORACE

Si è riunito oggi l’Esecutivo politico nazionale de La Destra che ha approvato, all’unanimità, la relazione del segretario Francesco Storace sulle elezioni Regionali.
Il segretario del partito ha riferito dell’intesa raggiunta ad Arcore con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per l’alleanza in apparentamento formale con il centrodestra in tutte le Regioni italiane per un patto di rappresentanza e di governo.
Le liste de La Destra saranno presenti in 11 Regioni, mentre in Puglia e Calabria i nostri candidati si presenteranno nelle liste di sostegno ai candidati presidenti.
Le liste del Movimento si presenteranno in coalizione anche alle elezioni amministrative, incluse quelle che si svolgeranno per le otto province della Sardegna.
La Destra anticipa al 23 gennaio a Roma la mobilitazione per le Regionali con la manifestazione di apertura della campagna elettorale, originariamente prevista per il 13 febbraio a Napoli e approva l’iniziativa dei coordinamenti delle Regioni del Nord per la nave manifestazione sul Po indetta per il 7 marzo.

 

 

 

STRONZATE

 

Io credo di essere molto diverso da Fini e non vorrei per questo essere giudicato uno stronzo da lui. Anche perché, diciamo, ci sarebbero svariati motivi per rivendicare reciprocità. Ad esempio, è discriminabile, per il presidente della Camera, anche il colore delle idee.
Ma non è tempo di battute, bensì di politica. E a Fini, con il rispetto che lui non pratica davanti a bambini e a telecamere ma che si deve a una carica istituzionale, va detto quanto è pericolosa quella parolaccia.
La parolaccia viene prima dello sganassone: il presidente della Camera, che un tempo invitava a riflettere sulle conseguenze di parole e azioni, si rende conto che da oggi ciascuno può prenderlo a triste esempio e regolarsi?
L’italiano che protesta perché non gli danno la casa popolare o perché suo figlio non trova posto all’asilo, si merita quell’appellativo?
Credo che abbia ragione Matteoli. Fini è altro rispetto alla sua storia. Non è un buon motivo per offendere. E’ solo una stronzata.

On. Francesco Storace

 

 

 

 

 

 

 

IL MERCATISMO

Dopo l'estasi prodotta dalla droga "MERCATISTA" ora viene la depressione.

Cosa è successo in questi anni in Europa, cosa ha cambiato la nostra vita? Cosa ci consegna ad un futuro senza futuro?Perché abbiamo scambiato gli interessi con i valori, l'avere con l'essere, il consumismo con l'umanesimo? Perché siamo passati disinvoltamente dall'utopia comunista all'utopia MERCATISTA ed abbiamo fatto del mercato unico il nostro nuovo habitat? Perché siamo passati da un eccesso all'eccesso opposto, dall'impulso del bisogno alla frenesia compulsiva dello spreco? Perché c'è tanta alienazione dalla politica , come se dopo il comunismo esistessero solo le privatizzazioni?Perché tante periferie cingono le nostre città in una morsa ostile? Perché l'Europa non è più la signora della storia e rischia anzi di essere spazzata dalla storia , restandovi solo come un mero aggiornamento geografico? Cosa ci ha portato in questa situazione?       

Rispetto a qualche anno fa, rispetto al vecchio mondo come era prima della "GLOBALIZZAZZIONE", abbiamo certo un po’ più di cose materiali, ma stiamo perdendo una cosa fondamentale. Stiamo perdendo la speranza. Abbiamo i telefonini, ma non abbiamo più i bambini.

Come si è già visto in tante altre rivoluzioni "LA GLOBALIZZAZIONE" è stata messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. In poco più di dieci anni sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Nella grande famiglia delle idee il "MERCATISMO" non è altro che la fanatica forzatura del mondo nel liberismo economico basata sulla nuova concretezza del "mercato" invece che sulla vecchia ed ormai superata astrazione della "società ideale"; prevalente perché basata sugli "interessi" anziché sulle "idee", non più capaci di attrarre e dunque non più di moda; soprattutto prevalente perché basata su " desideri" proiettabili senza limiti in nuove dimensioni di sogno piuttosto che sui vecchi "bisogni" materiali. In questi termini, tra una nuova ingegneria sociale ed una illusione demenziale, il mondo a venire avrebbe dovuto essere felice e sempre più felice. Un tipo di felicità che sarebbe stata appunto portata dalla globalizzazione e con la globalizzazione , nella forma di un colonialismo di seconda generazione , di tipo nuovo, benevolo e quindi POLITICAMENTE CORRETTO, un colonialismo all'incontrario, il colonialismo del XXI secolo. Con i nostri negozi pieni di merci generosamente prodotta in Asia a basso costo;CON LA PRODUZIONE INDUSTRIALE DELOCALIZZATA IN ASIA;CON GLI IMMIGRATI CHIAMATI A FARE AL NOSTRO POSTO I LAVORI PENSATI PIU' DURI O PIU' SPORCHI O TUTTI E DUE INSIEME, NATURALMENTE A BASSO COSTO;CON IL VECCHIO LAVORO FISSO SOSTITUITO DAL PIU' STIMOLANTE  POSTO DI LAVORO ROTATIVO, CON IL DENARO RESO DISPONIBILE SU SCALA QUASI ILLIMITATA E QUASI GRATUITA DALLE ALCHIMIE DELLA NUOVA "TECNO FINANAZA"( VEDI NEW ECONOMY);CON LE TRADIZIONI CIVILI VIRTUOSAMENTE IBRIDATE E CONTAMINATE CON QUELLE STRANIERE CONSIDERATE UGUALI O SUPERIORI, SPESSO SOLO PER EFFETTO DELLA LORO ESOTICA NOVITA', IN UN MISTO TRA NEW AGE E FUSION.

Il mito del XXI secolo,il mito dell'economia che è tutto , che sa tutto , che fa tutto, il mito dell'economia dominatrice assoluta della nostra esistenza, matrice esclusiva di tutti i saperi e di tutti i valori; il mito a cui soprattutto negli USA ed in una certa parte della Europa tantissimi hanno creduto in questi ultimi anni , ci ha in realtà rubato il nostro vecchio ordine , con le nostre tradizioni e con i valori che pensavamo immutabili, e poi ha fallito nel suo piano innovativo e progressivo di ingegneria sociale globale mosso dal motore primo della finanza.                                                    

La GLOBALIZZAZIONE ha aperto come nel mito "il vaso di pandora"liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare. E' così che una massa di circa un miliardo di uomini concentrate prevalentemente in Asia è passata di colpo dall'autoconsumo al consumo, dal circuito chiuso dell'economia agricola al circuito aperto dell'economia di mercato. E' una massa che prima faceva vita a sé: coltivava i suoi campi ed allevava i suoi animali per nutrirsi, raccoglieva la sua legna per scaldarsi, non aveva industrie. Questa massa non è più isolata ed ha cominciato a produrre manufatti ed a consumare più o meno come noi ed insieme a noi attingendo a quella che una volta era la nostra esclusiva riserva alimentare, mineraria, energetica. La situazione conseguente che si è determinata, tra offerta che resta fissa e domanda che cresce, ha avuto nel mondo un effetto strutturale sostanziale: la salita globale dei prezzi, e dunque del costo della vita. Non solo per quelli che nel mondo sono relativamente più ricchi ( USA o Europa) ma anche per quelli che nel mondo sono più poveri (Africa).Può essere che la recessione economica rallenti questa salita ma sarà solo nel breve periodo, solo per un po’ di tempo. Poi se il funzionamento del meccanismo MERCATISTA non sarà rallentato , la forza crescente della domanda tornerà a prevalere sulla quantità limitata dalla offerta. Ma questo è solo l'inizio perché la globalizzazione sta cominciando a presentare altri conti : il conto della crisi finanziaria, il conto del disastro ambientale e forse il conto di tensioni geopolitiche che effettivamente sembra si stiano accumulando nel mondo. E' infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza.

Il secondo conto che la GLOBALIZZAZIONE ci presenta dopo lo shock sui prezzi e sul carovita, è appunto quello della CRISI FINANZIARIA. Sotto la pressione della crisi che imperversa stanno dichiarando fallimento proprio gli alchimisti che, appena ieri ( solo alla fine del Novecento ) hanno inventato il MERCATISMO, L'UTOPIA MADRE DELLA GLOBALIZZAZIONE, il suo potente motore ideologico : i liberali drogati dal successo appena ottenuto nella lotta contro il comunismo;i POST COMUNISTI DIVENUTI LIBERALI PER SALVARSI;i banchieri travestiti da statisti;gli economisti sacerdoti del nuovo credo. Spinta insieme dal nuovo credo e dalla tecno - finanza, che ne ha finanziato il miracolo quasi istantaneo, la magia della GLOBALIZZAZIONE si sta inceppando. Dove è stato il principio ,li ora è la fine del processo.       

Quando si compiono delle svolte così repentine, come quella voluta dal MERCATISMO,quasi sempre ci troviamo davanti l'imprevedibile, l'irrazionale, l'oscuro , il violento e non sempre il bene.

In Europa, per la massa per la popolazione, (non per i pochi che stanno al vertice , ma per i tanti che stanno alla base della piramide ) il paradiso terrestre, l'incremento di benessere che avrebbe dovuto portare la GLOBALIZZAZIONE si sta infatti trasformando nel suo opposto : va a stare peggio chi stava già peggio , stanno meglio i pochissimi che stavano meglio. La garantita sicurezza nel benessere che avrebbe dovuto portare la globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale , sociale, generale.

Non è andata così. Come un prodotto che è tutto che tranne che senza prezzo e senza scadenza. Infatti, tanto il prezzo quanto la scadenza del MERCATISMO, la nuova ideologia razionale ed universale li abbiamo già sotto gli occhi.

Cosa possiamo fare per invertire questa tendenza?    

L'ITALIA E L'EUROPA DEVONO E POSSONO RESPINGERE IL FANTASMA DELLA POVERTA' DATO CHE SOPRATTUTTO ISRAELE,STATI UNITI ED EUROPA SONO GLI AUTORI DELLE IDEE CHE HANNO GENERATO IL MERCATISMO.                                  

Per non continuare nell'errore non basta dire che ora al mercato si deve aggiungere la politica. Perché finora il mercato è stato ed è esso stesso la forza politica prevalente. Per cambiare , l'unica politica che si può fare è una POLITICA ALTERNATIVA AL MERCATISMO.

Per la difesa dell'Italia e dell' Europa serve una politica che stabilizzi la società : sicurezza del posto di lavoro , per fare una famiglia con i bambini; sicurezza sociale , per programmare con serenità il proprio futuro nel bisogno e nella vecchiaia; sicurezza portata dalla garanzia della legge e dell'ordine. I popoli domandano e i governi devono poter rispondere: LE IMPRESE DOMANDANO DECISIONI;nell'insieme i popoli domandano certezze e sicurezze. Ma i governi locali e nazionali Europei rispondono sempre meno , per la loro crescente debolezza. IN ITALIA UN PARTITO POLITICO DI DESTRA CHE VOLESSE SPIEGARE AL POPOLO QUALI SIANO STATE LE CAUSE CHE HANNO PORTATO ALLA CRISI CHE STIAMO VIVENDO E CHE LOTTASSE PER SALVARE IL PROPRIO PAESE DAGLI EFFETI NEFASTI DELLA CRISI CAUSATA DA UNA GLOBALIZZAZIONE PRIVA DI REGOLE,senza temere di essere isolato dalle lobby che hanno creato il MERCATISMO, potrebbe avere un grande successo, poiché il principio della soluzione della crisi Italiana ed Europea non sta nella tecnica, non sta nella supposta forza salvifica della tecnocrazia,sta nella politica. Sapere della crisi e volere reagire. Perché, se anche superandola usciamo dalla crisi, non possiamo continuare come prima, come se niente fosse successo e come se niente potesse più succedere. Non si può dunque iniziare un nuovo corso partendo dall'economia, come vorrebbero fare la maggior parte dei nostri politici, ma da un nuovo ordine morale. Sarà  in specie proprio la spinta del malessere materiale che c'è già alla base della nostra piramide sociale, un malessere che via via si sposterà dal basso verso l'alto, a portarci verso il rifiuto delle forme attuali della politica, miope e abulica, fatalista e stupida.

La politica deve essere orientata principalmente nella dialettica tra APERTURA e CHIUSURA ALLA GLOBALIZZAZIONE.

In Italia ed in Europa dobbiamo e possiamo trasformare la crisi che è in atto, e che cresce, in una opportunità positiva di pensiero e di azione. Fallito il piano MERCATISTA di neocolonialismo, rischiamo infatti soprattutto noi in Italia ed in Europa di essere colonizzati dall'Asia, è venuto il tempo di provare ad evitarlo sia a livello locale nazionale ed Europeo.

   FB "                      

 

 

LODO ALFANO, E ORA PENSIAMO AGLI ITALIANI

La Corte Costituzionale ha bocciato, com’è noto, il cosiddetto Lodo Alfano perché ritenuto incostituzionale, rilevando la violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.

L’ art. 3 stabilisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

L’ art. 138 dice: “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.

In sostanza, la sospensione dei processi per le prime quattro cariche dello Stato non poteva avvenire per legge ordinaria bensì con una legge di riforma costituzionale.
Questa decisione non mette assolutamente in discussione il diritto di governare da parte di chi ha vinto le elezioni e quindi di Silvio Berlusconi e del Pdl. Tuttavia, la febbre della tensione politica è salita oltre misura, di conseguenza si accavallano posizioni politiche con quelle di carattere giudiziario.

Quanto sta accadendo deve preoccupare ogni persona di buon senso, perché la estremizzazione della situazione distrae tutti dalle vere emergenze che il Paese sta attravresando. Si rischia che nei prossimi mesi anziché fare, come stanno facendo in tutto il mondo industrializzato, tutto il possibile per impedire che la crisi metta in ginocchio l’economia, lo sviluppo e l’occupazione del proprio Paese, che ogni spazio di informazione venga occupato da tifoserie accecate per il controllo del potere.
La democrazia non è in pericolo, però il pericolo concreto è che il cittadino si ritrovi solo con il proprio dramma, mentre tutti i livelli istituzionali sonio impegnati l’uno a delegittimare l’altro. Chi sarà capace di dare un colpodi reni necessario per riportare la politica ad essere protagonista del dovere di governare?

Anche La Destra, in questo contesto, deve scegliere un ruolo appropriato per essere vicina agli interessi del Paese e a difesa dello spazio politico che la nostra comunità si è conquistato.
Allontaniamo da noi l’idea delle tifoserie con i paraocchi, cerchiamo di riflettere con serietà e profondità, per individuare il giusto percorso che ci si deve dare e per rispondere ai quesiti già posti alla vigilia della sentenza della Corte Costituzionale.

Ritenete voi:
1) Il premier Berlusconi deve restare al suo posto o dimettersi?
2) Si dovrà andare a elezioni anticipate?
3) Si dovrà dare vita a un governo istituzionale o tecnico, pe r riportare in agenda i veri temi del Paese e rassenerare il clima politico?
4) Il governo deve rimanere al suo posto, separando la sua azione dai contenziosi giudiziari del premier?
5) I media stanno svolgendo una funzione di informazione o sono anch’essi rotagonisti di uno scontro legato agli interessi dei gruppi di potere?

Con queste domande non intendiamo affatto eludere il problema, ma riteniamo indispensabile sentire il nostro mondo per capire al meglio quali sono i suoi orientamenti, in modo che la classe dirigente possa decidere trovando la sintesi necessaria affinché La Destra sia protagonista di una posizione propria, senza accodarsi a chicchessia per mera pigrizia mentale.

On. TEODORO BUONTEMPO

 

Siamo venuti a conoscenza che ieri sera a Palazzo Panciatichi, in seconda e definitiva lettura,è stata approvata la nuova legge elettorale Toscana. La Destra già ad inizio agosto aveva manifestato di fronte al Consiglio Regionale in via Cavour contro questa nuova legge elettorale, approvata con il voto favorevole dei consiglieri del P. d. L e dei Socialisti,che rappresenta l’arroganza e la prepotenza di una SINISTRA ormai allo sbando, dedita soltanto alla difesa delle poltrone e  incurante dell’esistenza degli elettori.

Ancora una volta viene negata totalmente ai cittadini la possibilità di SCEGLIERE.

Ancora una volta  si fa una legge ad uso e consumo per il mantenimento delle poltrone dei consiglieri dei due maggiori partiti.

Vengono creati listini bloccati con cinque nomi  per ciascuna  provincia,  annullando le preferenze cosi i partiti SCELGONO i candidati secondo criteri legati a logiche di partito e soprattutto di correnti. alla barba dei Cittadini e  impedendo con  lo sbarramento al 4 %, a centinaia di migliaia di elettori, che non condividono le logiche dei  due partiti maggiori, di essere rappresentati nelle istituzioni.

Una legge approvata con un maxi emendamento che ha annullato tutte le altre proposte presentate  della opposizione, con totale mancanza di libertà di espressione e democrazia.

E’ vergognoso,  demagogico e strumentale far passare questa legge come un atto di  “RISPARMIO quando, la stessa Maggioranza di sinistra, sempre con la complicità del Centro destra, aumentarono i Consiglieri,  perché dovevano accontentare i loro alleati, non badando a spese e non pensando al minimo  risparmio, oggi che gli alleati non servono più diventano tutti parsimoniosi. Se oggi è risparmio l’altra volta è stato SPRECO, ma gli attori sono sempre i soliti. I soldi dei contribuenti debbono essere sempre gestiti con oculatezza anche perché gli sperperi e le inadempienze degli enti locali vanno indirettamente a gravare sul bilancio statale, sulla enormità del debito nazionale e sulla spesa pubblica  oltre che sui BILANCI FAMILIARI.

Ci auguriamo che il P.d.L. non continui ad assecondare questa maggioranza   offrendogli la ciambella di salvataggio ad ogni occasione, finirà per rendere sempre più il suo elettorato confuso e disorientato  concedendo a questa sinistra,  moribonda e senza idee, un grande vantaggio elettorale.

La Destra, oggi e sempre lotterà, anche con gli sbarramenti,  per la rivalutazione dell’individuo e dei suoi specifici valori di liberta e di giustizia sociale e di scelta, nel quadro della sua tradizione storica, nazionale,sociale e cristiana…

 Il Segretario Regionale

On. Italo Marri

 

Il vice Segretario Regionale

Segretario Provinciale di Prato

Sebastiano Campo

 

 

 

 

 


 


 

 

                         

SE CADONO I VETI…

 

Se cadono i veti… Inizia una nuova stagione politica per La Destra, che la presenza del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ieri a Pomezia, alla seconda conferenza programmatica del partito, ha sancito ufficialmente, di fronte ad una platea gremita ed entusiasta.
“Qui non ci sono solo io, c’è il Pdl: ne ho parlato con Gianfranco Fini e con Silvio Berlusconi, senza il loro assenso non sarei qui” ha sottolineato La Russa, confermandoci la “valutazione su quello che è stato un allontanamento non giustificato da profonde ragioni politiche. Visto col senno del poi – ha chiarito – continuo a ritenerlo un errore politico”.

Se cadono i veti… si può quindi ragionare ”non su quello che è stato – ha detto il ministro – ma su quello che potrà essere in futuro”, mettendo “la parola fine ai pregiudizi e ricominciando a guardare avanti per navigare nel modo migliore, sicuri che alla fine l’obiettivo vincente è quello di far parte tutti insieme di una grande famiglia antitetica alla sinistra”.

Ho accolto La Russa alla nostra conferenza programmatica con un benvenuto, un bentrovato e infine un bentornato, perché in questi anni abbiamo preso strade diverse ma la politica è fatta di individuazione di obbiettivi comuni. Adesso è giunto il tempo di avviare un confronto per percorrere un pezzo di strada insieme a partire dal territorio.

 

LA MIA RELAZIONE

 

Sintesi relazione
SECONDA CONFERENZA PROGRAMMATICA NAZIONALE DE LA DESTRA
Pomezia, 7/8 novembre 2009

Seconda conferenza programmatica de La Destra, dopo due anni trascorsi lottando contro ogni ostacolo. Impossibile non tornare con la memoria ai giorni della Costituente, alla prima conferenza programmatica di Orvieto, al Congresso Nazionale e alle già tante campagne elettorali affrontate. 

Due anni di battaglie
Nonostante le difficoltà incontrate, La Destra è ancora qui, in piedi, con l’orgoglio e la fierezza dei nostri militanti che custodiscono nel cuore radici incancellabili e vogliono lottare per l’Italia di domani. Per noi la politica è prima sacrificio e poi successo. Il nostro primo tratto di identità sta nella missione e nella sofferenza. A noi non ci ha regalato niente nessuno: e lo dobbiamo rivendicare; e abbiamo voluto celebrare questo nostro evento – due giorni di lavoro per il futuro – proprio alla vigilia di un evento straordinario, felice e amaro al tempo stesso.

L’evento: la caduta del Muro di Berlino
Tra le date spartiacque della nostra storia c’è lunedì prossimo, il ventennale della caduta del muro di Berlino. E pensiamo a quanti muri, a quante pietre, a quante pallottole sono stati gettati addosso per decenni sui militanti della destra italiana: fummo anticomunisti quando era l’identità più difficile da esibire.
Per questo celebriamo con gioia la destra italiana della coerenza e del coraggio. Questa Destra ha cantato l’avversione al comunismo, l’ha praticata, non ci si è compromessa nemmeno negli anni in cui il Pci riceveva rubli da Mosca e altri intascavano dollari da Washington. Ma c’è anche amarezza nel constatare che il 9 novembre 1989 segnò l’avvento di altri miti che hanno caratterizzato negativamente la nostra esistenza: il pensiero unico, l’impossibilità di mettere in discussione la storia, la globalizzazione del mondo, la soggezione della politica all’economia, la crisi della rappresentanza democratica ormai soggetta ai ticchettio dei computer di piazza affari.
No, non è solo una festa; ma anche l’inizio di un mondo nuovo a cui non ci piace appartenere, una prospettiva imbarazzante di meticciato; l’affermazione di un relativismo culturale che segna la fine dell’identità dei popoli e del valore della persona. Se questa destra ha un senso è perché vent’anni dopo punta a rialzare il vessillo di valori che non ci rassegniamo a vedere cancellati.

L’American Way of Life non ci piace
A noi continua a piacere una comunità che spende e non sperpera  per il proprio ospedale, la propria scuola, la propria stazione ferroviaria; una comunità che considera il disabile una persona e non un costo; una preghiera un valore e non una perdita di tempo; un inno un simbolo di appartenenza e non una canzonetta.
Berlino, vent’anni dopo, sia l’affermazione di una pretesa popolare di democrazia e libertà.
A quel pensiero unico si sono assoggettati tutti, in Europa e nel mondo: basti pensare a quel trattato di Lisbona che consegna al burocratismo europeo la nostra vita, la nostra economia, calpestando ogni traccia di sovranità nazionale e di tradizione culturale come testimonia l’odiosa sentenza della Corte dei diritti dell’uomo che pretenderebbe di cancellare il crocefisso dai nostri luoghi pubblici: noi non accetteremo mai questa decisione.
Lo dico con chiarezza al Pdl: se in questa Europa si scambia per diritto umano quello di negare la visione del crocefisso a milioni di persone che credono, è perché è spaventosamente  fragile la difesa dei valori dell’uomo. In Europa si decide così perché c’è una politica incapace di reagire persino quando si mette in discussione il valore della famiglia costituita da un uomo e da una donna e il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre.
L’identità rappresentata dal diritto naturale è elemento fondativo della Destra e nessuno la deve più mettere in discussione.
Al Governo rivolgiamo l’invito a tenere ferma la barra della cultura nazionale. Non ci piace la libertà di coscienza che travolge l’etica quando viene messo in discussione il diritto alla vita.

Una sinistra che ha dimenticato la sua tradizione sociale
Ma ha da pagare un costo politicamente elevato soprattutto una sinistra come quella italiana che ha abbandonato ogni traccia della propria tradizione sociale: capita sempre più spesso vedere operai che protestano sui tetti delle fabbriche per timore di perdere il lavoro. Ma sono sempre più soli, il che non capita mai alle associazioni che rivendicano il diritto a drogarsi, il diritto a sposarsi e ad avere figli anche se si è dello stesso sesso, il diritto a vedere gli immigrati pretendere quei servizi sociali che sono negati agli italiani in un crudele esercizio di razzismo alla rovescia. Lì i dirigenti del Pd e non solo, affollano il parterre. Se oggi Berlusconi ha praterie davanti a se, è anche perché, da Prodi in poi, gli esempi di governo della sinistra non sono stati certo esaltanti: Renato Soru cacciato dagli elettori, Ottaviano Del Turco finito in gattabuia, la preistoria con personaggi come Bassolino, Vendola, Loiero. Per finire con Marrazzo.

Il caso Marrazzo
Quella di Marrazzo non è solo una vicenda privata. E’ una storia che conferma che la stessa sinistra di oggi è lontana anni luce da quella dei decenni passati. Il perimetro della vita privata di un uomo pubblico è nel rapporto con la sua famiglia e nessuno di noi è autorizzato a sindacare sul tradimento coniugale di chi guida una Regione.
Ma la vicenda che riguarda tutti è la droga, di cui Marrazzo era assuntore. Era l’incapacità a reagire ad un ricatto.
La sinistra che difende un presidente cocainomane con la scusa che è un fatto privato è la stessa che più di cinque anni or sono accusava mio padre di aver torturato ebrei alla tenera età di dodici anni. Una balla clamorosa, ma nessuno che ammetta che, se fosse stato vero, anche quello sarebbe stato un deprecabile fatto privato del mio genitore. Invece si preferì usare la clava della calunnia su un fatto inesistente.
Nei cinque anni di mandato, Marrazzo ha sparso veleni sul debito sanitario del Lazio, fingendo di ignorare i debiti che ci aveva lasciato Badaloni e gli otto miliardi di euro incassati dai governi Prodi e Berlusconi. Ha ignorato persino la relazione della Corte dei Conti, che ad agosto ci ha dato atto di correttezza amministrativa.
Ma eravamo noi ad ignorare un fatto: nella vicenda di trans e cocaina i magistrati si chiedono da dove provenissero i quattrini che si spargevano in uno scantinato di via Gradoli. Marrazzo – ha detto a difesa il suo avvocato, nominato da Marrazzo presidente dell’istituto che gestisce le case popolari… – percepiva ventimila euro al mese, una cifra che mi ha fatto ovviamente incuriosire, visto che io guadagnavo di meno.
In quei ventimila euro al mese, ce n’erano tremila che incassava come presidente della Fondazione Tor Vergata, che anch’io ricoprii ma senza percepire né pretendere compensi. Perché legata alle funzioni di presidente della Regione. E’ come se il capo dello Stato avesse una quota di stipendio aggiuntivo come presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

La Destra: siamo alternativi alla sinistra
E’ anche per questo che siamo, per scelta e non per costrizione, orgogliosamente alternativi alla sinistra e ai suoi spericolati derivati. E’ anche per questo che diciamo al centrodestra di non regalare nulla a chi non lo merita, a partire da questa incredibile operazione che vorrebbe affidare a  Massimo D’Alema la guida della politica estera dell’Europa. Ma, ci chiediamo, non era proprio D’Alema il capo degli anti-italiani? Non crediamo neppure che possa essere praticabile uno scambio con la giustizia, su cui il Pd sarebbe distrutto da Di Pietro. Al presidente del Consiglio ci permettiamo di suggerire che se proprio deve procedere lo faccia su un obiettivo alto, coincidente finalmente con la responsabilità civile dei Magistrati – chi sbaglia paga deve valere anche per loro – e bullonando una maggioranza che talvolta sembra volere usare il consenso di Berlusconi.

Un consiglio al Cavaliere
A Berlusconi dico di fare attenzione a chi ha in casa. Non ci sono solo le liti sempre più frequenti tra fondatori del Pdl e ministri della coalizione di governo; ma accadono fatti inquietanti che dimostrano che non avevamo torto quando invitavamo a non inseguire la mistica della semplificazione, musicata impropriamente con l’inno al bipartitismo. Le notizie che provengono dalla Sicilia dimostrano che è in corso una vera e propria scissione. Quando metà gruppo parlamentare ne forma un altro, di che cosa si tratta se non di scissione? E perché ce l’avevate con noi, che eravamo solo quattro deputati, tre senatori, e un parlamentare europeo?
Probabilmente questa riflessione si fa strada, se avvengono fatti nuovi che possono vederci protagonisti. E qui sta anche il tema della nostra Conferenza Programmatica, dove ragioneremo su come tradurre in pratica politica ed amministrativa la nostra identità politica e culturale.

Gli ospiti della nostra conferenza programmatica
Anzitutto Renata Polverini, che interverrà dopo la mia relazione.
Nel pomeriggio sarà la volta di uno dei sindaci più amati d’Italia, Giuseppe Scopelliti.
Domani ascolteremo con amicizia, rispetto e attenzione Ignazio La Russa, al quale ho chiesto di portare il saluto del Pdl, per testimoniare che non ha senso la stagione del rancore, che possiamo ancora discutere appassionatamente su quello che ci separa, ma che dobbiamo verificare se siamo capaci di individuare il nemico che è a sinistra attraverso obiettivi comuni di lotta politica.

Le proposte de La Destra
Cosa proponiamo all’Italia e agli italiani. E’ identità il legame con la terra e con la nazione. E’ identità il lavoro che è ricchezza dell’uomo e non costo di produzione. E’ identità un modello di Stato sociale  che non vediamo come elemosiniere ma come riequilibratore di differenze sociali enormi ancora oggi. E che veda nel merito l’unico discrimine tra persone. E’ identità la sovranità dello Stato – rispetto all’economia, rispetto ai grandi del mondo, rispetto alle mafie e alle camorre -.
Ecco, presentiamo il Partito della  Nazione e del Lavoro che ora comincia a formarsi, con l’avvio della campagna di tesseramento che al 30 maggio vedrà la data finale per i delegati da eleggere per l’elezione, entro luglio, dei segretari regionali. Dovremo rappresentare il Partito dello stile e non quello della moda.
Moralizzare la politica, moralizzare la società, debellare il malcostume, lottare per il diritto e non per il favore, dismettere l’arroganza di casta. C’è bisogno di una forza politica che rivendichi questo ruolo.
Ci aiuterà anche la scuola di partito che vedrà il suo esordio il 13 gennaio del prossimo anno.
Poi, le Regionali e le Amministrative di fine marzo.
Domenica 13 dicembre ci ritroveremo qui per l’assemblea con i segretari regionali e provinciali di tutta Italia. Ciascuno per le sue competenze dovrà avere già pronte le liste dei candidati locali de La Destra ai quali affidare il messaggio che svilupperemo in questi due giorni a  Pomezia.

Dobbiamo mettere al centro dei nostri programmi opzioni precise, sapendo che tenteremo di farle condividere alle forze politiche con cui ci alleeremo e che comunque le porteremo avanti, gelosi come siamo della nostra autonomia culturale.
Sul versante istituzionale, battendoci sul territorio per l’affermazione del presidenzialismo a garanzia  dell’unità nazionale.
E poi sul sociale. Vogliamo amministrazioni regionali che diano il segno della svolta nei drammi ignorati e inesplorati dalla politica: siano i presidenti che vogliamo far eleggere nelle Regioni ad assumere su di sé le politiche per la disabilità e quelle di contrasto alle troppe morti bianche che degradano il lavoro; siano le nostre Regioni e istituzioni locali a scegliere il popolo, la famiglia e l’impresa – a partire da quella più piccola – nel conflitto che inevitabilmente andrà aperto con gli avidi signori che dominano l’usura  bancaria;  siano le nostre amministrazioni a sottrarre alle banche le famiglie più povere che pure hanno diritto ad acquistare una casa con il mutuo sociale; siano le nostre istituzioni regionali a dar vita agli Assessorati alla Partecipazione per incentivare quelle aziende disposte a considerare chi lavora come persona e non come ingranaggio di un’immensa catena di montaggio; siano le nostre Amministrazioni locali ad affrontare con decisione la riforma di un modello di Welfare che finalmente restituisca giustizia sociale  garantendo i servizi che vogliamo prima agli italiani e poi agli stranieri.
Su queste basi andremo alle elezioni regionali.

Alleanza
Abbiamo letto che l’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà ha dato mandato al presidente Berlusconi di verificare con noi la volontà di alleanze comuni per battere la sinistra. La mia opinione è che questa volontà c’è e che sentiamo come un dovere morale sradicare la sinistra da quelle undici regioni che incredibilmente ancora governa.
Noi vogliamo un patto di rappresentanza e di governo che valga per tutte le amministrazioni regionali e locali in cui si voterà. Noi non proponiamo alleanze a macchia di leopardo. Noi non siamo l’Udc.
Ragioneremo su ogni aspetto dell’alleanza, ma ci sentiamo già in combattimento e lavoreremo anche sulle disponibilità reciproche a coinvolgere la stessa Fiamma Tricolore in un progetto di radicamento a destra del bipolarismo italiano.

Iniziative future
Celebreremo i nostri colori, la nostra identità, i nostri uomini, le nostre donne in una nuova, grande manifestazione popolare che convocheremo ancora a Napoli il prossimo 13 febbraio, su una precisa piattaforma  politico sociale che scaturirà qui da Pomezia.

FRANCESCO  STORACE

 

 

                                  

E’ stata presentata questa mattina, nel corso di una conferenza stampa a Roma, nella sede nazionale di via Luisa di Savoia, la seconda conferenza programmatica de La Destra, che si svolgerà il prossimo fine settimana a Pomezia.

Due giorni di incontri, dibattiti, relazioni. Due giorni, sabato 7 e domenica 8 novembre, che vedranno il popolo de La Destra riunirsi per la seconda conferenza programmatica del partito, che si svolgerà a Pomezia, con un obiettivo preciso, chiaro, illuminante, quello cioè di definire la rotta politica da seguire in futuro. Senza troppi giri di parole, senza ipocrisia, lasciando da parte le polemiche che in questi due anni di vita del movimento hanno tentato, invano, di minarne alla base l’esistenza.

Una presenza ingombrante, quella de La Destra , che il leader del Popolo delle libertà ha prima accolto e poi messo in un angolo, emarginandoci con il ritornello del ‘voto utile’. Ma questa è storia passata. La realtà oggi è diversa.
La Destra si propone con la sua identità e i suoi valori, certa di poter contare in maniera decisiva nel panorama politico italiano, che nel frattempo è soggetto a continui cambiamenti, come dimostrano il recente strappo nel Pdl in Sicilia, la fuga verso il centro di Rutelli, la mutazione ‘genetica’ di Fini. La Destra può invece dirsi coerente con le proprie scelte e i propri obiettivi.
Una forza che peserà nelle prossime consultazioni elettorali, le regionali in programma a marzo.

Ecco, l’appuntamento del prossimo fine settimana traccerà il solco entro il quale dovremo muoverci per il futuro, un progetto forse ambizioso ma certamente realista, concreto, necessario. I dirigenti del partito si confronteranno con i militanti, con gli iscritti, con i simpatizzanti, proponendo idee e iniziative, commentando i fatti della politica, cercando di trovare una convergenza sul programma politico che sarà illustrato nel corso degli interventi previsti.
I nostri dirigenti parleranno di “identità politica e culturale”, di “contesto istituzionale ed elettorale”, di “economia e stato sociale”.
Aprirò io i lavori sabato alle 10, poi alle 11,30 prenderà la parola il primo dei tre ospiti che ci onoreranno della loro presenza, Renata Polverini, leader del sindacato Ugl, ma anche candidata “in pectore”, come è stata definita ieri da esponenti del Pdl, alla presidenza della Regione Lazio. Alle 17,30 sarà la volta del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti. Infine, domenica alle 11,30, porterà i suoi saluti il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, mentre nel pomeriggio concluderà i lavori il presidente de La Destra, Teodoro Buontempo.

Sarà una conferenza programmatica impegnativa, ma sono convinto che sapremo lavorare con attenzione e buon senso, per offrire a chi crede ne La Destra un partito nuovo, forte di una ritrovata spinta operativa, una guida matura e capace di affrontare con concretezza i problemi della nostra società. La Destra è pronta per dire la sua e la politica italiana, questa volta, non potrà fare a meno di ascoltarla.

 

 

 

                      

   

     In Toscana l'acqua più "salata"  

Nella nostra regione l'acqua per uso domestico  è la  più costosa dello Stivale

Toscana, 15 ottobre 2009 - A fronte di una spesa media nazionale pari a 253euro, la Toscana è la regione dove l'acqua per uso domestico costa di più in Italia, con una spesa media annua di 330euro e ben sette tra le prime 10 città più care in assoluto: Arezzo, Firenze, Pistoia, Prato, Livorno, Grosseto, Siena. In media, nell'ultimo anno l'incremento tariffario registrato in Toscana è stato del 5,8%, leggermente superiore a quanto registrato a livello nazionale (5,4%).

L'indagine svolta dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva è stata realizzata in tutti i capoluoghi,
relativamente all'anno 2008. L'attenzione si è focalizzata sul servizio idrico integrato per uso domestico
(acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, e quota fissa o ex nolo contatori).  I dati sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua (in linea con quanto calcolato dal Comitato di Vigilanza sull'Uso delle Risorse Idriche), e sono comprensivi di Iva al 10%.

On line su www.cittadinanzattiva.it il dossier completo comprensivo anche di dati su investimenti, Carte della
qualità del servizio e relativi assetti gestionali. Qualità & deroghe: acqua in bocca. In tema di qualità delle acque
destinate al consumo domestico, poco si parla del ricorso alle deroghe, previsto dal D.Lgs. 31/01: negli ultimi 7
anni, ne hanno usufruito ben 13 regioni. In Toscana, le deroghe concesse a partire dal 2003 ad oggi sono state
richieste per la presenza di complessivi sei parametri: magnesio e solfati (unicamente nel 2003), arsenico (dal
2004 al 2008), boro e cloriti (dal 2004 ad oggi) e trialometani (dal 2005 ad oggi). Nel 2009, le deroghe
interessano 21 comuni e unicamente tre parametri (boro, cloriti e trialometani), un dato incoraggiante
considerando che dal 2004 al 2008 il numero di comuni in deroga non è mai sceso sotto i 69, e agli attuali tre
parametri in deroga si affiancava anche l'arsenico. Ma cosa succederà dal 2010 quando la richiesta di ulteriori
deroghe per gli stessi parametri attualmente «fuorilegge» andrà indirizzata direttamente alla Commissione
Europea?

LA NAZIONE  del 16 ottobre ’09

         

 

                            

             

                 NOTA UFFICIO POLITICO LA DESTRA

 

“La Nazione italiana ha il diritto di essere governata nella pienezza dei poteri costituzionali. Qualunque tentativo di logoramento del governo del Paese rischia di provocare danni enormi al diritto al futuro del nostro popolo con conseguenze devastanti per l’economia, a partire dal lavoro e dai diritti sociali”.
Lo afferma una nota dell’ufficio politico de La Destra, riunito oggi alla luce della discussione politica aperta dalla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale.

“La Destra, formazione politica esclusa dal Parlamento da una legge elettorale che penalizza il diritto alla rappresentanza, continua a ritenere che comunque nessuno può mettere in discussione il principio costituzionale che la sovranità appartiene al popolo e che occorre mettere al bando ogni velleità di chiusura dell’esperienza del governo scelto dagli italiani con soluzioni di Palazzo, che finirebbero per incrinare definitivamente il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Al presidente del Consiglio rivolgiamo lealmente l’invito a contrastare il disegno egemonico di una sinistra che non si è rassegnata alla sconfitta elettorale del 2008, assieme alla richiesta di considerare prudentemente il ruolo del Capo dello Stato, la cui funzione di garanzia va preservata contro ogni tentativo di strumentalizzazione da parte della sinistra e gli attacchi del partito dell’onorevole Di Pietro.

Il pericolo che oggi corre la democrazia è quello di inquinare il responso delle urne che, pur in una situazione di odiosa discriminazione riservata alla nostra formazione politica, deve lasciare da parte ogni rancore per puntare a un cambiamento reale della società e delle istituzioni che l’alleanza presieduta dall’onorevole Berlusconi non è ancora riuscita a garantire per le contraddizioni registrate al suo interno in questi primi diciotto mesi di governo.

Se la sinistra pensa di sovvertire la volontà popolare per altra via, avvertiamo il dovere di non restare indifferenti a partire dalle prossime elezioni regionali.
Sta al Pdl comprendere, a sua volta, che va posta fine alla stagione delle rese dei conti ad uso interno e aprirsi ad una prospettiva di rinnovamento che tenga conto anche delle istanze sociali di quel popolo di destra che ha rifiutato di ancorarsi a disegni di annessione. Autonomia e democrazia sono valori che possono ancora conciliarsi”.

                            

QUESTA VOLTA PROPRIO CHE "PURI" LEGHISTI SIANO STATI TROVATI CON LE MANI NEL SACCO

Richiesta di rinvio a giudizio per Rainieri. L'onorevole parmigiano della Lega Nord coinvolto in una truffa sulle quote latte.

 
Richesta di rinvio a giudizio per 19 persone, tra cui i rappresentanti legali di due cooperative milanesi e alcuni produttori di latte, nonchè soci delle stesse cooperative.


Gli indagati sono accusati di aver messo in atto una truffa ai danni della Agea (Agenzia per l'erogazioni in agricoltura) poichè, secondo l'accusa, aggiravano la normativa sulle quote latte e si appropriavano delle somme da versare all'Ente. La truffa, ha coinvolto anche cooperative di altre regioni a cui sono state trasmesse per competenza le posizioni giudiziarie.

Nelle scorse settimane la posizione di altri indagati nell'inchiesta era stata trasmessa per competenza alle procure del Friuli, del Piemonte e dell'Emilia Romagna, poiché l'inchiesta si era allargata ad altre cooperative, per una truffa che sfiorerebbe il miliardo di euro.


È stata trasmessa per competenza anche la posizione del deputato della Lega Nord Fabio Rainieri, rappresentante legale di una cooperativa di Parma.

La Destra di Parma,solo La Destra di Parma, fin dalla primavera scorsa aveva denunciato tutto ciò, come riportato dalla stampa locale scrivendo tra l'altro:" l'attuale parlamentare della Lega,Fabio Rainieri, ha denunciato  nel 2007 un reddito di ben 17.000 euro. Una cifra astronomica, inferiore a quella di un suo dipendente..non c'è che dire.  Rainieri appartiene a quella frangia di allevatori ribelli che non ha mai rispettato le quote latte, nè pagato un euro delle multe che L'Unione Europea ha imposto a chi produceva oltre il plafond previsto  ed è finora riuscito ad evitare di pagare una multa di quasi 3 miliardi e 400 milioni delle vecchie lire". E questo signore siede in Parlamento a rappresentare il popolo italiano.

Questa volta pare proprio che "puri" leghisti siano stati trovati con le mani nel sacco.

 

                 

 

LA CASTA INDEGNA

Lo spettacolo che questa classe politica ha dato nella votazione dello scudo fiscale è veramente indegno, personalmente non condivido del tutto il decreto legge,  comunque non voglio entrare nel merito del provvedimento, ma di come è stato portato all’approvazione: il centrodestra compatto nel difenderne la validità, il centro sinistra onnipresente su tv e giornali nel demonizzarlo,l’Italia dei valori nel dare del mafioso a tutti. Queste premesse sembravano il preludio di una battaglia politica in parlamento dall’esito incerto per una  sua approvazione;  invece proprio il centrosinistra con le sue numerose assenze ha permesso l’approvazione del decreto, passato con solo pochi voti di maggioranza, per la precisione, le assenze c’erano anche nel centrodestra anche se si sono dimostrate ininfluenti, dimostrato dall’esito delle votazioni. Fra i non presenti in parlamento c’erano vari personaggi di spicco  della politica Italiana che tutti giorni ci riempiono la testa di bei discorsi in cui riportano la volontà di risolvere i problemi della nazione; politici che con una grande sceneggiata escono dal parlamento per protesta, dimenticandosi di rientrare per fare il loro dovere; politici pagati profumatamente dai cittadini Italiani per lavorare, invece si scopre sempre di più l’assenteismo (forse fanno un secondo lavoro?). Se un lavoratore si assenta dal posto di lavoro è passibile di denuncia e licenziamento. Perché per i politici Italiani questa regola non viene applicata? In fondo sono anche loro dipendenti pubblici, come si può continuare ad avere fiducia in questa classe dirigente assenteista e inconcludente che giornalmente cambia idea a secondo degli interessi del momento? Come possono i cittadini Italiani prestar fede ad una casta privilegiata e intoccabile che con gli sbarramenti elettorali e togliendo il voto di preferenza ha riempito le sedie del parlamento di nominati, mettendo a tacere la volontà di milioni di Italiani? Questa non è democrazia,  perché democrazia vuol dire volontà di popolo, per una volta voglio essere io a rivolgermi al capo dello Stato, per chiedergli ,visto che è suo dovere farlo, di essere garante di tutti gli Italiani e della democrazia; non possiamo permetterci di avere un governo che vara leggi che puntualmente non vengono applicate, un governo che mette a disposizione soldi per le grandi imprese e le banche ,disattendono le direttive europee, un governo che non garantisce la certezza della pena, un governo che non rimuove gli incapaci, un governo che non valorizza il suo territorio ecc….Continuando di questo passo l’Italia non avrà futuro nonostante la genialità dei suoi cittadini.                 

                                                                                     Sergio Castignani

 

                    

STORACE, GRAZIE A MILITANTI DESTRA PER BLITZ A PIAZZA DEL POPOLO

''Grazie ai militanti della federazione romana de 'La Destra' per il blitz lampo all'adunata dei lottizzati. Lo striscione simboleggia la nostra rabbia verso tutti i censori, compresi quelli di piazza del Popolo". Lo dichiara Francesco Storace, segretario nazionale de 'La Destra', commentando il blitz dei militanti della federazione provinciale romana di 'Gioventu' Italiana' e de 'La Destra', guidati dal commissario Roberto Buonasorte.

Lo striscione, con la scritta 'Siete tutti uguali, vergogna!', lungo oltre 15 metri, e' stato calato nel pomeriggio dalla terrazza del Pincio su Piazza del Popolo, dove si stava svolgendo la manifestazione sulla liberta' di informazione.

La Destra, che lamenta ''il totale oscuramento dei media verso un partito che ha raccolto quasi un milione di voti alle ultime elezioni politiche - si legge in una nota - sta organizzando in tutta Italia manifestazioni di protesta clamorose''. 

                                  Francesco  Storace

 

                                         

LIBERTA' DI STAMPA E SPAZZATURA

Si fa un gran parlare in questi giorni di libertà di stampa, di tutela dell’informazione,di conflitto di interessi. Ieri sera abbiamo assistito alla sceneggiata  “santoriana” con tanto di escort  e Travaglio. Sabato vedremo la cosiddetta stampa libera sfilare per le strade di Roma alla ricerca della libertà perduta.  Da una parte ci sono i detentori delle principali testate giornalistiche che accusano gli altri di avere il monopolio delle TV, dall’altra i proprietari di un grosso gruppo televisivo che accusano i detentori delle testate di fare linciaggio morale sistematico. In mezzo a questo autentico conflitto c’è la RAI, il servizio pubblico di informazione per il quale siamo obbligati a pagare il canone.

Sembra veramente di stare in un’allucinante atmosfera da incubo, dove si capisce poco o niente. Se c’è un monopolio delle telecomunicazioni come mai la RAI attacca il monopolizzatore?  Se la grande stampa può liberamente attaccare il capo del governo perché grida alla mancanza di libertà? Ma dall’altra parte perché il proprietario  delle televisioni si fa attaccare pesantemente dalle stesse emittenti che dovrebbe controllare? E noi continuiamo a pagare il canone.Evidentemente assistiamo ad un’opera dei pupi dove ognuno recita un ruolo precedentemente stabilito, ognuno interpreta la propria parte interessata non alla salvaguardia della professione di  giornalista, ma all’aumento del proprio prestigio e potere.

Così sabato sfileranno al corteo per la libertà dell’informazione e della stampa giornalisti che cercano di ritrovare il potere perduto rispetto ad altri giornalisti, ma che sono comunque, gli uni e gli altri, figli delle lottizzazioni degli anni precedenti e presenti. E noi dobbiamo pagare il canone.

I veri esclusi dal sistema di informazione invece siamo noi i cittadini, che paghiamo il canone televisivo e non abbiamo il diritto di intervenire in alcun programma,  né di condizionare i palinsesti, né di cacciare personaggi incapaci, sconci e  stupidi. In compenso, però, possiamo pagare il canone, vedere trasmissioni spazzatura, farci bombardare di pubblicità e applaudire.

Mi fa ridere il pensiero che i lottizzati di ieri si agitino contro i lottizzati di oggi e noi assistiamo silenziosi a questa ennesima presa per i fondelli. Noi paghiamo e loro si disputano il nostro. E’ veramente assurdo.

Se PD e PDL controllano tutte le televisioni, tutti i giornali e tutti i mezzi di informazione, se attraverso questi mezzi ci trasferiscono notizie false o, nel migliore dei casi, addomesticate, trasmissioni stupide e devianti per i contenuti altamente squallidi e, spesso, degenerati, e quindi diseducano gli utenti ed i lettori, perché dobbiamo pagare il canone?  Perché il diritto di informazione vale solo per alcuni e non per tutti?

A questo punto è nostro dovere civile rispedire la spazzatura al mittente, e chiedere che il servizio pubblico esplichi solo  funzioni informative, educative e formative oppure non è servizio pubblico con tutte le conseguenze del caso. Nell’attesa che questo si determini iniziamo a non pagare più il canone RAI, aderiamo alla forma di protesta del Giornale e di Libero, e teniamoci pronti.

Se i giornali promotori  dell’iniziativa dovessero arrendersi, noi dobbiamo essere pronti a continuare anche da soli, ma dobbiamo iniziare a coordinarci anche per raccogliere le decine di migliaia di firme necessarie per i referendum abrogativi del canone e dei  suoi presupposti, mentre parallelamente raccogliamo le firme per un progetto di legge di iniziativa popolare aventi gli stessi obiettivi.

La libertà di stampa è quella che spetta a noi cittadini e non l’abbiamo mai venduta a nessuno. Riprendiamocela!

Adriano Tilgher

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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